Un futuro Piano europeo per le Proteine richiede un approccio a 360°

Con l’avvicinarsi della presentazione di un futuro piano europeo per le proteine in occasione della conferenza di Vienna a fine novembre, Slow Food chiede alla Commissione europea di non scendere a ulteriori compromessi per garantire un’offerta sostenibile di colture proteiche per il consumo umano, e di tenere conto di tutte le questioni sensibili sollevate dalla società civile. Slow Food riconosce che un nuovo piano per le proteine può essere un’opportunità per l’Europa, ma se non affronta il tema della produzione animale intensiva né esplora opzioni più ampie per diversificare la produzione di proteine, rischia di diventare una causa persa. Una minaccia per i produttori su piccola scala.

In occasione del workshop finale di esperti, organizzato dalla Commissione, Slow Food ha colto l’occasione per esprimere la propria posizione sul piano per le proteine europeo. Ha attirato l’attenzione sull’importanza di sviluppare e sostenere varietà localmente adattate di legumi ancora coltivati in Europa, invece di guardare prevalentemente alle opzioni per un’ulteriore espansione della soia.

Laura Solinas, coordinatrice dei produttori di uno dei legumi della rete SlowBeans, che ha rappresentato Slow Food in occasione del workshop, ha evidenziato che in Europa esistono numerosi legumi tradizionali e adattati alle condizioni locali, preservati prevalentemente dai piccoli agricoltori.

“Esiste il rischio reale che l’agricoltura su piccola scala di legumi ad alto valore sia esclusa dall’attuale dibattito perché non è considerata economicamente efficiente”. Solinas ha osservato che, in tal caso, questo significherebbe “ignorare completamente i benefici che questi legumi portano all’ecosistema e alla biodiversità locali”.

Recentemente, il Coordinamento europeo Via Campesina ed Eco Ruralis hanno pubblicato un report che elenca le minacce ai produttori su piccola scala in tutta Europa causate dalla produzione di soia. Il report evidenzia la tendenza, da parte delle aziende occidentali dell’agribusiness, a investire in terreni agricoli in Europa centro-orientale.

Questi investimenti non creano grandi benefici a livello locale, ma rischiano di “marginalizzare ulteriormente i piccoli contadini e le aziende agricole a conduzione familiare”.

Soluzioni più ampie per un piano per le proteine

In risposta alla Stakeholder Survey – A Protein Plan for Europe, Slow Food ha espresso il timore che un piano europeo per le proteine non metta in discussione la produzione animale intensiva, che ha fatto aumentare la domanda di colture proteiche in Europa. Slow Food ritiene che la riduzione della produzione europea di prodotti di originale animale comporterebbe un notevole calo della domanda di colture proteiche.

Attualmente, la maggior parte della soia nell’UE è usata nel settore dell’allevamento. Circa i 4/5 della soia sono importati, soprattutto dall’America Latina. Un’elevata domanda di soia da parte dell’UE ha quindi portato alla distruzione e al degrado dei terreni in molti paesi esportatori di soia.

Slow Food, insieme ad altre organizzazioni della società civile, ha scritto una lettera al Commissario per l’Agricoltura dell’UE Phil Hogan, in un elenca una serie di raccomandazioni relative al piano europeo per le proteine e alla nuova riforma della PAC dell’inizio dell’anno.

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