L’UE è in procinto di firmare due trattati di libero scambio molto complessi: uno con il Canada (CETA = Comprehensive Economic and Trade Agreement) e uno con gli Stati Uniti d’America (TTIP = Transatlantic Trade and Investment Partnership). Ufficalmente per creare posti di lavoro e per incrementare la crescita economica. In realtà, questi trattati non favoriranno il bene delle cittadine/dei cittadini ma ne approfitteranno massicciamente solo le grandi multinazionali (per saperne di più clicca qui).

Dalla parte delle grandi aziende

Si prefigura quindi un trattato completamente sbilanciato a favore delle (grandi) aziende, che avrebbero il potere di rivalersi sui governi nel caso questi ponessero in essere normative che – a giudizio delle aziende stesse – le ostacolano; questo grazie al cosiddetto “arbitrato” che prevede che le aziende se la vedano direttamente con gli Stati, come se fossero tra pari, e senza l’intervento di un tribunale. È qui il nodo: considerare le industrie (tramite i loro avvocati) come entità in grado di comminare multe a un’amministrazione pubblica che si macchi della colpa di fare leggi (a protezione ambientale o a protezione dei diritti dei lavoratori)  ritenute d’ostacolo alla priorità numero uno: il business.

Trattative segrete

Le trattative sono rigorosamente segrete, neanche i deputati europei hanno accesso ai documenti dei negoziati. Solo a trattative concluse i risultati delle trattative vengono presentati ai parlamentari sotto forma di voluminosi trattati (il trattato CETA per esempio consiste in un volume di 1.500 pagine), e i parlamenti possono solo accettare o rifiutare, modifiche non sono più previste.

Cosa dice la Commissione 

Con questo accordo la Commissione europea vuole aiutare le grandi e piccole aziende ad aver accesso al mercato americano, ridurre la burocrazia legata alle esportazioni, stabilire nuove regole per facilitare export, import e investimenti esteri.

Per calmare i timori dei cittadini che fanno sentire sempre più forte il loro no al TTIP, la Commissione Europea ha pubblicato questa settimana un documento per sfatare i miti sul trattato. Uno degli esempi usati nel documento per chiarirne i vantaggi fa riferimento ai produttori spagnoli di peperoni, che per vendere sul mercato statunitense devono pagare una tassa del 15%. Annullare il dazio tramite il TTIP significherebbe, secondo un produttore citato nel documento della Commissione, aumentare l’esportazione dei peperoni e “dar nuova speranza alle comunità rurali” in Spagna. Davvero?
Mentre ci possono essere importanti guadagni economici dall’esportazione di beni come auto e tecnologia, sul cibo questa logica fa acqua. Filiere più lunghe e distanti con più passaggi significano più distanza fra produttori e consumatori, meno trasparenza, meno buon senso nella gestione delle limitate risorse ambientali, meno economia locale.

Una giornata mondiale di mobilitazione

Più di due milioni di cittadini europei hanno firmato una petizione per fermare il trattatato transatlantico sul commercio e gli investimenti, il cosidetto TTIP.

Il 18 aprile in tutto il mondo si è svolta una giornata di azione contro i trattati di libero scambio e a favore di un’economia che serva allo sviluppo dei popoli e del pianeta. Tutti i cittadini sono stati invitati a partecipare a questa giornata organizzando eventi locali in tutti i continenti.

Nella Giornata Globale di Mobilitazione contro i trattati di libero scambio, l’obiettivo era inviare un messaggio alto e chiaro contro gli accordi sul commercio e gli investimenti che minacciano i nostri diritti democratici, la nostra sovranità alimentare, i nostri posti di lavoro e l’ambiente. Attualmente esistono migliaia di accordi di questo tipo nel mondo; altri si stanno negoziando o ratificando. TTIP, TPP, TISA e CETA ne sono un esempio. Nella Giornata Globale di Mobilitazione abbiamo denunciato gli accordi che ci colpiscono direttamente, però allo stesso tempo vogliamo aumentare la consapevolezza circa l’esistenza di altri accordi simili in altre parti del mondo, guidati dallo stesso programma di continue deregolamentazioni e liberalizzazioni.

 

Sito della campagna Stop TTIP

 

Richard McCarthy (Slow Food USA) sul TTIP

(il video è disponibile solo in inglese)

Ursula Hudson (Slow Food Germany) sul TTIP

(il video è disponibile solo in inglese)

 

Clicca qui per firmare l’Iniziativa dei cittadini europei contro TTIP e CETA

Lettera aperta

Sul TTIP

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