Slow Food si unisce all’iniziativa dei cittadini europei per porre fine all’uso delle gabbie

Le gabbie sono la dimostrazione di quanto l’allevamento industriale si è mosso nella direzione sbagliata negli ultimi 50 anniha dichiarato Rupert Ebner, membro di Slow Food Germania,in aperturadel forum di Terra Madre “La fine delle gabbie” durante Terra Madre Salone del Gusto.

Le organizzazioni della società civile hanno colto l’occasione per discutere dell’importanza del benessere animale appena prima del lancio della nuova iniziativa dei cittadini europei (ICE), che chiede alla Commissione Europea di proporre una legislazione che vieti l’uso delle gabbie negli allevamenti. Slow Food è convinta che gli animali paghino un duro prezzo nell’attuale sistema produttivo e si unisce all’iniziativa, lanciata il 25 settembre da Compassion in World Farming.

Vivere in una gabbia grande quanto un foglio A4

Sin dal Trattato di Lisbona del 2007 i paesi membri dell’Unione Europea devono tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere animale nei loro processi decisionali. Ad oggi, tuttavia, circa 700 milioni di animali allevati nei paesi dell’UE sono tenuti all’interno di gabbie per tutta o buona parte della loro vita. Le uniche eccezioni sono il Lussemburgo, che non tiene in gabbia le galline ovaiole, e la Svezia, che non prevede l’uso delle gabbie per le scrofe. 

 Le gabbie impediscono i comportamenti naturali e talvolta non consentono nemmeno all’animale di voltarsi. La legge europea, ad esempio, prevede un’area minima di 750 cm2 per ogni gallina, che equivale a poco più della superficie di un foglio A4. Queste condizioni rendono gli animali più soggetti a contrarre malattie. Per evitarle, sono imbottiti di vaccini e antibiotici, che rappresentano un rischio per la salute di chi ne consuma le carni.

“Non sono solo gli attivisti e gli scienziati che si oppongono alle gabbie, il 94% delle persone in Europa ritiene che proteggere gli animali da un allevamento di questo tipo sia importante, mentre l’82% ritiene di doverli proteggere meglio”, ha detto Mandy Carter di Compassion in World Farming, aggiungendo che il sostegno pubblico è stato uno dei motivi che ha permesso di lanciare l’ECI.

Una posizione forte sul benessere animale

Anche Slow Food sostiene che le gabbie usate nell’allevamento siano un grave problema e che sia essenziale garantire che gli animali abbiano la possibilità di esprimere i propri comportamenti naturali. Questo non significa solo grattarsi o sbattere le ali, ma anche pascolare e brucare all’aperto per il maggior tempo possibile e godere di condizioni tali affinché i cuccioli possano vivere con le madri fino allo svezzamento.

Con progetti come i Presidi, che coinvolgono esclusivamente produttori di piccola scala, Slow Food si accerta che contadini e allevatori seguano questi principi fondamentali. Infatti le linee guida dei Presidi comprendono il divieto dell’uso di gabbie per tutti gli animali.

La maggior parte delle uova e della carne continua tuttavia a essere prodotta in aziende intensive, dove un gran numero di animali vive ancora in condizioni di costrizione, e spesso di dolore. È dunque essenziale che la legge intervenga e ponga fine almeno alle pratiche più coercitive.

Servono 1 milione di firme

Il movimento che invoca l’abolizione delle gabbie sta acquistando forza in Europa e l’opportunità va colta senza indugio. L’ICE chiede alla Commissione di proporre una legislazione che vieti l’uso delle gabbie per conigli, pollastre, polli da carne riproduttori, quaglie, anatre e oche; stalli da parto per scrofe; box per scrofe e box individuali per vitelli, laddove non già proibiti.

L’ECI ha bisogno di raccogliere 1 milione di firme valide da almeno 7 stati membri dell’UE entro 12 mesi affinché la Commissione consideri la proposta di legislazione.

 

Firma qui l’ICE “End the Cage Age”

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