Slow Food CE: Brno, biodiversità, prodotti artigianali e dialogo con i consumatori. Un nuovo futuro per la città.

Seconda città della Repubblica Ceca, Brno è a metà strada tra Vienna e Praga ed è orgogliosa capitale della regione storica della Moravia. Posta all’incrocio tra due fiumi, sorge in un’area agricola ai piedi delle montagne dove, grazie al clima relativamente mite, sono diffuse coltivazioni di frutta e verdura (albicocche, mele, susine, pomodori,) e la produzione di grandi vini. È una città in fermento che sta cambiando e che è sempre più attenta a produzioni locali e artigianali, che con il tempo è diventata il cuore gastronomico della Repubblica Ceca. Negli ultimi anni sono nati bistrot, mercati locali, caffè, chef innovativi che richiamano persone dalle altre città vicine e sempre più turisti.

«La gastronomia e la sua eredità culturale hanno un ruolo fondamentale nel delineare e definire l’immagine e lo spirito di qualsiasi città anche oggi», inizia a raccontare Tom Václavík fiduciario della città, intervistato durante Terra Madre Salone del Gusto «E la promozione turistica di una città può e deve avvenire senz’altro anche attraverso la promozione delle tradizioni gastronomiche e delle materie prime che sono veramente specifiche di ciascuna regione. Nella Moravia del Sud si sta diffondendo sempre più la consapevolezza su temi come la sostenibilità o la tutela della biodiversità ma il lavoro da fare è ancora molto. Non tutte le produzioni sono artigianali ed è molto diffusa la coltivazione di mais, ad esempio».

La strada che Tom delinea è chiara ed è segnata. «Ciò che speriamo è che educando le persone a cosa mangiano, facendole riflettere sull’importanza delle scelte quando si acquista il cibo, diventi sempre più diffusa la consapevolezza della ricchezza e della biodiversità di questa zona. Ciò che mangiamo, infatti, definisce ciò che si coltiva e questo lentamente aiuta a convertire le campagne verso scelte più sostenibili, di agricoltura familiare. La speranza è che sempre più piccole aziende possano vendere i loro prodotti sui mercati locali e ai ristoranti anziché destinarli all’esportazione. Grazie a Slow Food-Ce, abbiamo mappato la storia dei prodotti locali e della cultura del cibo, intervistando circa 50 tra chef, macellai, produttori di vino, contadini, proprietari di locali. Al termine delle interviste abbiamo potuto constatare quante persone ci sono che sono realmente legate alla produzione di cibo e che sono orgogliose del proprio mestiere».

«Il nostro obiettivo», prosegue Tom «è di lavorare con la Facoltà di Agricoltura dell’Università di Brno e riuscire a comunicare come le varietà dell’area siano molte di più rispetto a quelle note.  Grazie al progetto Slow Food-CE stiamo cercando di concentrarci sull’educazione lavorando sia sulle scuole sia sul pubblico, specialmente sui bambini. Per questo vorremmo sperimentare una serie di progetti pilota sia nelle scuole sia in incontri e mercati. Da maggio a ottobre 2019, infatti, vorremmo organizzare 6 o 7 eventi nella piazza del mercato di Brno e invitare contadini locali e produttori per permettere loro di mostrare l’incredibile varietà di materie prime che coltivano e per invitare il pubblico a vedere, toccare, assaggiare.

Cosa si impara quindi da progetti come Slow Food-CE? La condivisione, Tom ne è sicuro. «Condividiamo esperienze e conoscenze, ci ispiriamo l’uno all’altro, possiamo visitare altre città e vedere cosa ciascuno sta facendo e le esperienze degli altri. Spero che questa rete possa continuare ancora e spero che permetta di promuovere altri progetti di Slow Food come ad esempio Slow Food Travel».

E il legame con le autorità cittadine è fondamentale.  «Io spero che le autorità di Brno realizzino che dal momento che viviamo in una città universitaria, di start up tecnologiche, fatta perlopiù da persone giovani, la gastronomia e il cibo possano avere un ruolo importante nel garantire uno stile di vita sano e sostenibile. Il cibo e la sua cultura devono essere parte integrante delle strategie di amministrazione delle città e la città deve diventare il vero punto di incontro con il locale, con le campagne».

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