Semi tradizionali per coltivare il futuro

Una sezione del sito, un video e una piccola guida scaricabile gratuitamente. Slow Food inaugura così il suo impegno per difendere le sementi tradizionali…Austria_segale-di-lungau1_Naynar

Una canzone di Sergio Endrigo recitava: «per fare un albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto». Così si spiegava ai bambini che fra il tavolo di legno e il seme piantato nella terra esisteva un legame… Ancora più stretto, e più fondamentale, quel legame esiste fra l’ortaggio o il frutto o il piatto di riso che abbiamo in tavola e il seme da cui è stato generato.

È vero: un consumatore responsabile deve assumersi mille responsabilità prima di mangiare qualcosa. Badare a che il proprio cibo sia prodotto nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale, di chi lo ha coltivato o allevato; che non abbia inquinato; che non abbia consumato troppa acqua… Cogliere il legame con le sementi da cui arrivano un pomodoro, un ciuffo di insalata, una zuppa di legumi è un passaggio ulteriore, importante quanto gli altri.

Ecco perché Slow Food ha dedicato il suo nuovo “Mangiamoli giusti” ai semi, l’elemento che sta alla base di tutto il nostro cibo. Affinché quando facciamo la spesa o cuciniamo ci chiediamo anche chi ha prodotto, selezionato o acquistato le sementi che sono servite per produrre la nostra verdura, ma anche il nostro pane e la nostra pasta, e addirittura la nostra carne, visto che gli animali allevati si nutrono di vegetali. Ed ecco perché abbiamo deciso di affrontare questa tematica con una sezione del sito Sloweurope, per proporre un quadro legislativo e di politiche pubbliche che salvaguardi la diversità e garantisca al contempo la sanità e la tracciabilità delle sementi tradizionali.

Fra i destinatari della guida “Per fare un piatto ci vuole un seme” ci sono anche gli orticoltori in erba, ossia coloro che si dedicano con passione all’orto di casa, ma spesso non sanno da dove vengono e come sono state scelte e prodotte le piante che coltivano, come orientarsi nell’acquisto delle sementi o, ancora, come si fa ad averne di nuove di anno in anno senza comprarle.

Attualmente, il 53% del mercato globale è detenuto dalle prime tre aziende sementiere e le prime 10 ne detengono il 76%. Sono pertanto molto alte le probabilità che i semi che stiamo utilizzando siano varietà commerciali prodotte dall’industria, quelle che sulla bustina sono contrassegnati dalle sigle F1 e F2. Eppure, scegliere sementi diverse, locali e tradizionali è forse difficile, ma non impossibile: si possono recuperare da un contadino, un vivaista, un istituto agrario o un centro di ricerca oppure navigando nella rete, e cercando siti specializzati. Tra i tanti vantaggi, i semi locali e tradizionali ti consentiranno di autoprodurti la semente per l’anno successivo, se vorrai provare a fare tutto da te, a partire dai frutti che le piante genereranno. Anche se non saranno dei super-semi perfetti e, facilmente, su un centinaio ne germinerà poco più della metà, su un piccolo orto val la pena praticare questa strada, privilegiando la qualità – in termini di gusto – e la varietà di quel che pianti rispetto alle garanzie di uniformità e di resa ottimale delle sementi commerciali.

 

La nuova guida sui semi è scaricabile gratuitamente dai nostri siti:

https://www.slowfood.com/sloweurope/wp-content/uploads/ITA-libretto-semi-b.pdf

Il video sui semi, in italiano sottotitolato in inglese, puoi vederlo sul nostro canale Youtube:

https://www.youtube.com/watch?v=P_EzDOXu8uo

 

 

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