“Segnali incoraggianti: l’Europa si muove verso obiettivi più chiari di riduzione dello spreco alimentare.”

Abbiamo riferito a gennaio quanto sia deplorevole il fatto che la Commissione ENVI del Parlamento europeo abbia stabilito un obiettivo non vincolante per dimezzare lo spreco alimentare nei paesi membri dell’UE entro il 2030. Martedì il Parlamento europeo ha votato in sessione plenaria per modificare la Direttiva quadro sui rifiuti e, in linea con la posizione della Commissione ENVI, ha approvato la nuova definizione di rifiuti alimentari e gli obiettivi che devono essere stabiliti per ridurli in modo efficace.

food waste

Il voto è andato meglio di quanto previsto, dal momento che sono passati molti importanti emendamenti alla proposta della Commissione. Tra questi:

  • stabilire una definizione di spreco alimentare
  • stabilire una gerarchia degli sprechi alimentari (ovvero identificare i diversi metodi di smaltimento dei rifiuti alimentari che possano aiutare a risolvere il problema)
  • concordare un obiettivo di riduzione del 50% degli sprechi alimentari per gli Stati membri dell’UE
  • stabilire una metodologia per quantificare gli sprechi
  • introdurre una clausola di revisione che chiama la Commissione Europea a stabilire degli obiettivi vincolanti entro la fine del 2020, da raggiungere entro il 2025 e il 2030 sulla base di misurazioni calcolate in conformità con la metodologia comune.

A non passare, purtroppo, è stato un emendamento che avrebbe aiutato a rendere più chiare alcune ambiguità che rimangono nell’attuale definizione di spreco alimentare. Il problema è che la definizione approvata lo definisce come il “alimenti destinati al consumo umano, commestibili o non commestibili, rimossi dalla catena di produzione o di approvvigionamento per essere scartati, anche a livello di produzione primaria, trasformazione, produzione, trasporto, conservazione, vendita al dettaglio e di consumatori”, ma esclude le “perdite nelle attività dellaproduzione primaria”. La definizione di quest’ultime non è chiara dato che possono essere intese sia come il cibo reso non commestibile prima del raccolto o il cibo commestibile non raccolto o scartato dopo il raccolto. Tuttavia, affinchè le altre misure siano efficaci, è importante che non ci siano scappatoie attraverso le quali i paesi possano evitare di rispettare gli obiettivi, classificando i rifiuti alimentari come “perdita nella produzione primaria” e quindi escludendoli dai conteggi.

La buona notizia è che ora abbiamo una tabella di marcia chiara, stabilita per rendere vincolanti gli obiettivi prima non vincolanti. Stando alla giustificazione dell’emendamento, la metodologia per quantificare gli sprechi alimentari dovrebbe essere ultimata entro la fine del 2017, e gli Stati membri dovranno consegnare entro la fine del 2019 un report per l’anno 2018. Sulla base di questi valori la Commissione potrebbe valutare l’imposizione di un obiettivo vincolante entro la fine del 2020.

 

Clicca qui per leggere il documento di posizione di Slow Food sullo spreco alimentare.

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