Report contro l’industria delle “crocchette”

dog-715545_1280Domenica sera, il consueto appuntamento con Report avrà insospettito la maggior parte dei telespettatori proprietari di cani e gatti (sono 14 milioni in Italia) che si saranno sentiti complici di un sistema ormai ben oliato volto a riempire le tasche delle multinazionali del “pet food”.

Il servizio, a cura di Sabrina Giannini, ha svelato un vero e proprio business che gira intorno all’alimentazione degli animali domestici. Un giro d’affari globalmente da 90 miliardi di euro annui, che fa del cibo industriale per cani e gatti l’unico settore in grado di essere in forte crescita e di non soffrire l’attuale crisi dei consumi.

Sul banco degli imputati ci sono i medici veterinari, indicati come l’anello fondamentale di un sistema che coinvolge allevatori e lobby farmaceutiche, fatto di sperimentazioni animali, strategie di marketing fuorvianti e normative di etichettatura troppo generiche.

Un sistema in grado di trasformare di fatto scarti alimentari in prodotti “stellati”, visto il prezzo di mercato. Sì, perché spesso le crocchette “al pollo” contengono solamente il 4% di carne, non a caso la percentuale minima indicata dalle normative europee sull’etichettatura, che fa sì che si paghi ad esempio la carne fino a 90 euro al kg. Un prezzo spropositato che non spenderemmo mai per i nostri bambini, ma che per Fido non esitiamo a pagare, come indicatoci dal veterinario di fiducia.

E il restante 96%? Scarti di macellazione, farina di carne, miscele di derivati, grassi, vegetali e frutta, cereali, mais…addirittura argilla!

Girando per gli scaffali dei supermercati ci si trova di fronte a mangimi di tutti i tipi: crocchette vegane, probiotiche, per animali celiaci, tendenti all’obesità, vicini alla vecchiaia, sedentari, di una specifica razza…

Sono i veterinari che per praticità, e spesso per interesse, indicano le crocchette come l’unica soluzione per alimentare i propri animali. Un alimento che magari risulta comodo per l’uomo ma che non è adatto per l’animale.

Siamo dunque sicuri che non esistano alternative ad un cibo industriale spesso contenente una lunga lista di ingredienti dannosi per gli animali? Report opta, e noi con loro, per una dieta casalinga, naturale e basata su alimenti freschi, una soluzione che garantirebbe un notevole risparmio al nostro portafogli oltre che una migliore qualità di vita per i nostri animali.

Che poi, ci viene da dire, non è come si è sempre fatto fin da quando l’uomo ha addomesticato il canis lupis, dando vita alla più straordinaria intesa tra due specie diverse? Fino a quando l’industria non ha spezzato quel legame tra uomo e animale, e tra uomo e terra?

Oggi, solo in Italia, spendiamo quasi 2 miliardi di euro per acquistare crocchette e scatolette mentre gettiamo in pattumiera “avanzi” di cibo per un valore di 8 miliardi di euro. Cifre che devono farci riflettere.

D’altronde, come chiosato al termine del servizio da Milena Gabanelli “Quando riesci a trasformare lo scarto di macellazione in un paté raffinatissimo a 5 stelle, che tanta gente compra, perché guai a dare avanzi, al punto da diventare, nella generale crisi dei consumi, una delle poche voci in crescita …

chapeau!”

Le scelte alimentari che facciamo per i nostri animali domestici non sono altro che un sintomo di un rapporto ormai morboso, fatto di toelettature costose, di cimiteri per animali e di cappottini. Un segnale che deve far riflettere sull’attuale rapporto uomo-animale, che tocca i suoi estremi negli orrori degli allevamenti intensivi e nella crocchetta probiotica per il gatto.

Entrambi i sistemi, così apparentemente distanti e opposti, hanno privato gli animali della loro natura per un bisogno egocentrico dell’uomo, dal pollo che cresce talmente velocemente da non riuscire a sviluppare le zampe in grado di sostenerlo in piedi al gatto che, pur essendo un animale carnivoro, non riconosce più il sapore ed il gusto della carne cruda.

 

Jacopo Ghione

 

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