Non è sull’etichetta

Lo vogliono gli agricoltori e gli allevatori. Lo stanno chiedendo i consumatori. Ma Bruxelles sembra essere sorda alle loro istanze… Di cosa stiamo parlando? Di una storia che abbiamo raccontato più volte, ma che non ha ancora avuto un lieto fine: quella dei cibi locali. Cos’è successo esattamente?    shopping-1165437_1920

In Europa l’agricoltura e l’allevamento stanno vivendo un momento di crisi profonda, quelli che lavorano bene, per offrire un prodotto di qualità, avanzano richieste importanti, come hanno fatto recentemente i produttori di carne, che hanno chiesto a Bruxelles di lavorare sull’etichettatura delle carni, rendendo obbligatoria in tutta Europa l’indicazione dell’origine della carne presente nei prodotti trasformati.

Eppure questa richiesta sembra essere caduta nel vuoto, nonostante gli allevatori in questo caso abbiano un alleato importante: i consumatori o co-produttori, appunto. Molti sondaggi recenti sembrano portare tutti alla medesima conclusione, ossia che in Europa si sia sviluppata e si stia sempre maggiormente affermando una maggiore sensibilità verso quel che mangiamo. Da un’indagine della Commissione europea risulta ad esempio che il 90% dei consumatori europei è a favore di un’etichettatura d’origine per le carni negli alimenti trasformati; secondo l’Associazione nazionale per la difesa dei consumatori e degli utenti in Francia l’80% dei consumatori vuole conoscere l’origine dei prodotti… Così anche un sondaggio effettuato da Slow Food che è divenuto la base del libro Il consumatore europeo e il benessere animale la stragrande maggioranza dei soci sente il bisogno di una maggiore chiarezza nelle informazioni e di una maggiore conoscenza, che dispone il consumatore a pagare di più la carne che acquista…

Rendere obbligatorie etichette più esaustive potrebbe essere la soluzione, perché gli acquisti consapevoli transitano per forza di cosa dalle informazioni disponibili su un prodotto, così come la possibilità di premiare, acquistandolo, il lavoro del produttore. Nel mondo ideale, della carne che mangiamo non vorremmo solo conoscere l’origine, ma ottenere anche altre informazioni importanti, che riguardano ad esempio la razza allevata e le sue caratteristiche, l’alimentazione animale, il suo benessere… Eppure, se acquistiamo una confezione di ravioli in un supermercato francese, in molti casi non riusciamo a ottenere neppure l’informazione più elementare: da dove arriva la carne del ripieno? Dalla Francia o dalla Romania? Attualmente tutto questo non solo non è possibile, ma né a Parigi né a Bruxelles pare essere una prospettiva futura, perché chiaramente manca la volontà politica di legiferare a questo riguardo. Perché? Se non vogliamo salvaguardare gli interessi dei piccoli produttori né valutare con serietà le richieste dei consumatori, a chi giova tutto ciò?

Come sempre, alla grande industria e al libero mercato, che muovono grandi quantità di merci da un paese all’altro, mettendo di fatto fuori gioco i produttori locali. E imponendo a tutti la mancanza di informazioni. Come ha dichiarato Carlo Petrini in una recente intervista: «L’Europa ha chiare responsabilità. Il problema non è alzare le barriere, ma difendere le nostre comunità agricole perché non lavorino con svantaggio. L’agricoltura non può più essere violentata».

 

Silvia Ceriani

Fonti

Agence Bretagne Press

La Stampa

 

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