Neonicotinoidi: Slow Food dice no, no e no

Gli insetti impollinatori, incluse le api mellifere, svolgono un ruolo fondamentale nella nostra produzione alimentare e agricola. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), su 100 specie coltivate (che forniscono il 90% dell’alimentazione globale), 71 vengono impollinate dalle api.

Questi importantissimi insetti, però, sono in pericolo. Per esempio, alcune specie di calabroni selvatici hanno subito drammatiche diminuzioni di numero e si sono estinte in alcune zone o in tutto il mondo. I dati a disposizione per altri impollinatori dipingono uno scenario altrettanto inquietante.

Il declino degli impollinatori è un sintomo del predominante sistema agricolo industriale. Diversi studi dimostrano che la coltivazione industriale minaccia il futuro degli insetti impollinatori dai quali così tanto dipende, portando alla perdita di biodiversità, distruggendo habitat alimentari e utilizzando sostanze chimiche tossiche per tenere sotto controllo le erbe infestanti e i parassiti.

Gli insetticidi neonicotinoidi furono introdotti alla metà degli anni Novanta come alternativa “innocua” ad altre sostanze più vecchie e dannose. Il loro uso è aumentato rapidamente, soprattutto per la concia delle sementi, e oggi sono, a livello globale, la tipologia di insetticidi più utilizzata. Dalla metà degli anni Duemila, però, gli scienziati hanno cominciato a preoccuparsi per il fatto che i neonicotinoidi possano essere dannosi per organismi che non costituiscono il loro target, in modo particolare api mellifere e calabroni.

Come risposta alle sempre maggiori evidenze scientifiche, l’Unione europea, nel 2013, ha emanato un divieto parziale di tre neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) e di un altro insetticida, il fipronil. L’UE ha limitato certi usi che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) aveva confermato essere una minaccia per le api. L’EFSA, però, aveva anche ammesso che non c’erano dati scientifici sufficienti per valutare certi usi specifici e il loro impatto sugli impollinatori che non fossero le api mellifere.

Nuovi studi dimostrano che i danni alle api provengono non solo dalle piante trattate, ma anche da piante selvatiche non trattate direttamente con i neonicotinoidi eppure contaminate. Oltretutto dati recenti dimostrano che i neonicotinoidi sono diventati infestanti nel nostro ambiente, inquinando acqua, suolo e vegetazione naturale. Rappresentano un rischio significativo per molte specie selvatiche oltre alle api, come farfalle, coleotteri e insetti d’acqua, con un possibile effetto domino sulla catena alimentare.

Un documento pubblicato lo scorso gennaio dallo Special Rapporteur dell’ONU per il Diritto al Cibo sostiene che gli effetti dei pesticidi sugli organismi che non rappresentano il target diretto dei pesticidi stessi sono ampiamente sottovalutati: “I neonicotinoidi […] stanno causando un peggioramento delle condizioni dei terreni e l’inquinamento delle acque, e stanno mettendo in pericolo servizi ecosistemici di vitale importanza come il controllo naturale dei parassiti. Studiati per danneggiare il sistema nervoso centrale di determinati parassiti, possono anche colpire invertebrati innocui come pure uccelli, farfalle e altre specie selvatiche.”

A marzo, la Commissione europea ha proposto un divieto di tre pesticidi neonicotinoidi noti per danneggiare api e altre specie, definendo i neonicotinoidi un “serissimo rischio per le api”.

Ma a giugno Julie Girling, membro britannico del Parlamento europeo, ha presentato tre risoluzioni per ritirare il divieto.

Considerata la grande mole di prove sui rischi causati dai neonicotinoidi, è irresponsabile continuare a utilizzarli. Ed è quindi irresponsabile chiedere il ritiro del divieto proposto dalla Commissione.

Le tre risoluzioni parlamentari saranno votate questa settimana alla Commissione parlamentare sull’Ambiente e la Sanità Pubblica. Se le risoluzioni dovessero essere approvate, saranno votate in plenaria; ciò significa che il voto avrà per la Commissione un importante significato politico. La decisione se approvare o meno il divieto sarà presa nelle prossime settimane dai governi nazionali europei.

Slow Food appoggia la proposta di divieto e chiede ai nostri rappresentanti al Parlamento europeo di non approvare le tre risoluzioni. Il sistema alimentare europeo non ha bisogno dei neonicotinoidi: l’agroecologia può garantire cibo buono, pulito e giusto per tutti.

 

Clicca qui per leggere il documento di posizione di Slow Food su api e agricoltura.

 

Fonti:

The Environmental Risks of Neonicotinoid Pesticides: a review of the evidence post-2013 (2017)

Report of the Special Rapporteur on the right to food (2017)

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
    Did you learn something new from this page?

  • Yes No