L’allarme di un panel di esperti: le grandi fusioni sono un pericolo per il nostro sistema alimentare

Grandi fusioni, grandi problemi. È ciò che sostiene l’International Panel of Experts on Sustainable Food Systems (IPES – Food) nel suo ultimo report dal titolo Too big to feed: Exploring the impacts of mega-mergers, consolidation and concentration of power in the agri-food sector, (“Troppo grandi per nutrire: l’impatto delle grandi compagnie e del consolidarsi di concentrazioni di potere nel settore agro-alimentare”), reso pubblico a Roma lo scorso 13 ottobre. Lo studio, frutto del lavoro di due anni, prende in esame l’andamento dell’industria agro-alimentare, analizzando le implicazioni per produttori e consumatori.

La minaccia non è astratta: la fusione delle imprese agricole mette a rischio il futuro del nostro sistema alimentare, non solo in termini di produzione, ma anche rispetto al principio di equità e all’accesso ai mercati. Nella parte introduttiva lo studio si sofferma sui cambiamenti avvenuti negli ultimi 50 anni. Negli anni Settanta i mercati non conoscevano una concentrazione di potere come quella odierna. Oggi le sei imprese leader nel commercio di sementi e pesticidi controllano oltre il 60% del mercato delle sementi e oltre il 70% di quello dei pesticidi. Questa situazione è destinata a peggiorare, se le fusioni al momento in programma si realizzeranno: tre sole aziende gestiranno più del 60% delle vendite combinate di sementi e pesticidi[1].

Olivier De Schutter, co-presidente dell’IPES Food ed ex Relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, sostiene che «l’unificazione incontrollata dell’industria agro-alimentare ha effetti negativi per gli agricoltori, i cui profitti vengono ridotti da una parte da una manciata di input provider, dall’altra dalle lavorazioni e dalla vendita al dettaglio di giganti dall’enorme potere contrattuale».

La situazione è, invero, preoccupante non solo per gli agricoltori, ma per tutta la società. Aziende quali Monsanto e Bayer stanno spingendo verso una direzione assolutamente insostenibile, investendo su nuove tecniche di coltivazione di varietà OGM, dal momento che è più economico e maggiormente efficiente creare nuove piante capaci di adattarsi a vecchi pesticidi. Due recenti studi, condotti in alcuni Paesi europei, mostrano chiaramente che la coltivazione industriale delle piante è orientata verso poche specie. Compromettere la nostra biodiversità però non ci aiuterà a contrastare la sfida posta dal cambiamento climatico[2]. Inoltre, il prezzo delle sementi è aumentato in maniera considerevole negli ultimi anni, a dimostrazione del peso che questi giganti hanno sul mercato: essi producono i semi, stabiliscono il prezzo e controllano il mercato in maniera incontrastata[3].

In questo modo, la concentrazione del potere di mercato ha raggiunto livelli senza precedenti. I risultati dell’inchiesta includono dati sull’industria genetica di animali, e mostrano che tre sole compagnie forniscono oltre il 90% degli allevamenti di polli, galline, tacchini e maiali. A livello industriale si sono verificate fusioni e offerte di acquisizioni stupefacenti, che riguardano il settore della lavorazione del cibo (Heinz e Kraft Foods – 55 miliardi di dollari), quello delle bevande (AB InBev e SABMiller -120 miliardi di dollari) e quello delle vendite al dettaglio (Amazon e Whole Foods -13,7 miliardi di dollari).

IPES ha sottolineato ulteriormente l’urgenza di intervenire sull’accordo di fusione tra Bayer e Monsanto con una lettera che il Panel di esperti ha inviato alla Commissione europea: «Siamo particolarmente preoccupati per quanto concerne l’accordo di fusione tra Bayern AG e Monsanto, in quanto temiamo che aumenterà la già insana concentrazione [nelle mani di poche aziende] di sementi e pesticidi non soltanto nell’Unione Europea, ma nel mondo intero»[4]. Inoltre, l’IPES intende dimostrare alla Commissione stessa l’impatto negativo di questa eventuale fusione che, «lungi dal favorire l’innovazione e dall’offrire a produttori e consumatori una maggior scelta di prodotti, al contrario favorisce una certa omogeneità, riducendo le possibilità di diversificare la produzione».

Slow Food appoggia la richiesta dell’IPES presso la Commissione Europea: tuttavia questo obiettivo deve essere perseguito a livello internazionale, e richiede un’adeguata valutazione delle fusioni delle industrie agro-alimentari e un Trattato delle Nazioni Unite sulla competizione, come suggerito dal panel di esperti. Allo stesso tempo, urge sostenere in modo concreto e immediato le filiere corte, i metodi di distribuzione innovativi e le iniziative di solidarietà economica.

 

[1] IPES-Food, Too big to feed: Exploring the impacts of mega-mergers, concentration, concentration of power in the agri-food sector, 2017.

[2] Hilbeck, A., Lebrecht, T., Vogel, R., Heinemann, J.A. and Binimelis, R., 2013. Farmer’s choice of seeds in four EU countries under different levels of GM crop adoption. Environmental Sciences Europe, 25 and Solberg, S.O. and Breian, L., 2015. Commercial cultivars and farmers’ access to crop diversity: A case study from the Nordic region, Agricultural and Food Science, 24(2), pp. 150-163.

[3] Fuglie, K., Heisey, P., King, J., Pray, C., Day-Rubenstein, K., Schimmelpfennig, D., Wang, S.L., Karmarkar-Deshmukh, R., 2011. Research Investments and Market Structure in the Food Processing, Agricultural Input, and Biofuel Industries Worldwide. USDA, Economic Research Service, December 2011.

[4] IPES-Food, Letter to the European Commissioner Vestager –DG Competition, October 6th, 2017.

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