Selezionare e produrre sementi significa da sempre tramandare un ciclo di fecondità, assicurarsi la possibilità di avere un raccolto anche nell’anno successivo. Ma non solo: poiché per fare le sementi si scelgono i frutti migliori, si lavora al tempo stesso per 
il miglioramento delle varietà e delle sementi stesse, che di anno 
in anno progrediranno in termini di peso, resa, capacità di germinare.

Il progressivo affermarsi dell’agricoltura industriale, con il suo bisogno di uniformità e di omogeneizzazione e l’attenzione focalizzata sul concetto di “resa”, ha determinato una concentrazione delle specie coltivate e una parallela riduzione anche del numero di varietà, con una grave erosione della biodiversità vegetale. Per comprendere meglio questo fenomeno, basta prestare attenzione ai numeri: delle 80.000 specie commestibili utilizzabili a scopo alimentare oggi se ne coltivano solo 150 di cui 8 sono commercializzate in tutto il mondo.

Nei confronti dei semi, pertanto, abbiamo tutti un dovere e una responsabilità: proteggerli e preservarli per assicurare ricchezza e varietà al nostro pasto, ma
 anche per tutelare il patrimonio di diversità biologica e culturale che rappresen
tano. I semi delle più diverse varietà sono il presente e il futuro della vita e devono essere preservati a prescindere dalla convenienza economica, in quanto potrebbero essere portatori di caratteristiche fondamentali potenzialmente utili nel futuro.

La legislazione europea in vigore è composta da 12 Direttive di base che regolano la commercializzazione dei semi. Il suo impianto risale agli anni Sessanta e Settanta e aveva un duplice obiettivo: l’aumento della produttività delle colture attraverso la garanzia legale del sistema di distribuzione di varietà ad alta resa (attraverso la certificazione e la registrazione al catalogo ufficiale) e la tutela dell’acquirente da eventuali frodi. Per aggiornare e semplificare tali direttive, nel 2013 la Commissione europea ha presentato una proposta di Regolamento sulla produzione e messa a disposizione sul mercato, ma nel 2014 il Parlamento europeo ha respinto la proposta, chiedendo alla Commissione di formularne una nuova, che tenga in maggiore considerazione le specificità di ciascuno Stato membro e che apporti un reale miglioramento per i produttori, i consumatori e l’ambiente.

Slow Food auspica una nuova legge sulle sementi, che coniughi la produzione e la disponibilità di semi di alta qualità sanitaria con un’effettiva tutela della biodiversità; una normativa che rivolga una particolare attenzione alle sementi tradizionali e al loro legame col territorio e con le conoscenze tradizionali, consentendo lo scambio tra i piccoli produttori e tra produttori e hobbisti e la commercializzazione sulla base di requisiti adeguati e non penalizzanti; che valorizzi il lavoro di chi coltiva la diversità individuando le opportune azioni di sostegno per gli agricoltori custodi di varietà registrate, in considerazione del ruolo da essi svolto nella conservazione e produzione di biodiversità agricola, e promuova le varietà da conservazione, fatta salva l’esigenza di assicurare i necessari controlli a garanzia degli utilizzatori.

In particolare, Slow Food chiede un quadro giuridico e delle politiche pubbliche che:

  • rispetti gli obblighi internazionali firmati dall’Unione europea e in particolare il Trattato Fao sulle risorse genetiche agricole per l’alimentazione e l’agricoltura;
  • salvaguardi la diversità attraverso la registrazione volontaria e gratuita delle sementi;
  • garantisca la sanità e tracciabilità delle sementi tradizionali messe in commercio, introducendo requisiti adeguati ai diversi modelli agricoli e sementieri;
  • non limiti la libertà nello scambio dei semi tradizionali, ma promuova l’assunzione di responsabilità da parte di chi maneggia i semi.

 

Guarda il video sui semi realizzato da Slow Food 

 

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