Slow Food si oppone alla coltivazione commerciale di varietà transgeniche (Ogm) e lavora per promuovere alimenti e mangimi privi di Ogm.
Ecco perché:

• La biodiversità è a rischio: le varietà transgeniche occupano grandi superfici e fanno parte di sistemi di monocoltura intensiva che distruggono altre colture e ecosistemi.

• A colture tossiche corrispondono terreni avvelenati: la maggior parte delle varietà trasgeniche rientra in una di queste due categorie: progettate per resistere agli erbicidi chimici, o per produrre esse stesse sostanze insetticide. Quando s’impiegano erbicidi, nel tempo le specie infestanti sviluppano resistenza, richiedendo l’impiego di quantità ancora maggiori di prodotti chimici. D’altro canto, le varietà progettate per produrre insetticidi generano tossine che non colpiscono soltanto i cossiddetti insetti bersaglio ma anche gli insetti utili come le farfalle, le falene e, in genere, gli insetti impollinatori.

• Il potere delle società multinazionali si rafforza: le colture Gm sono brevettate, e ciò consente a un manipolo di società multinazionali come Monsanto, Bayer, Syngenta, DuPont Pioneer e Dow di controllare l’intera catena alimentare Gm, dalla ricerca allo sviluppo delle varietà, fino alla commercializzazione delle sementi. Le multinazionali che brevettano e producono sementi Gm controllano anche gran parte del mercato delle sementi convenzionali e spesso sono aziende leader nella produzione di erbicidi e fertilizzanti. La possibilità di brevettare materiale genetico ha spostato l’equilibrio del potere economico a svantaggio degli agricoltori e a favore, invece, di grandi imprese che si distinguono per la forte aggressività nella ricerca del profitto.

• Le colture GM snaturano e minacciano il ruolo degli agricoltori: i produttori hanno sempre migliorato e selezionato da soli le proprie sementi.Le sementi Gm, invece, sono proprietà di multinazionali alle quali l’agricoltore deve rivolgersi a ogni nuova stagione, perché gli OGM di seconda generazione non danno buoni risultati. Inoltre, gli agricoltori possono cercare di migliorare le varietà soltanto a fronte di royalties assai cospicue.
“Infine, a livello mondiale, si sono già registrati casi di agricoltori citati in giudizio dalle compagnie multinazionali perché i loro raccolti sono stati accidentalmente contaminati da colture Gm brevettate. Poiché però la propagazione del polline nell’ambiente è un evento inevitabile e ingovernabile (il polline viaggia con gli insetti e con il vento), sono stati ormai descritti molti casi di ibridazione tra colture transgeniche coltivate e specie correlate spontanee che crescono nei campi vicini.
Centinaia di agricoltori negli Stati Uniti sono stati denunciati da Monsanto, Syngenta, Basf e DuPont per aver coltivato illegalmente varietà brevettate.

• Nessuno spazio per la cultura alimentare: i prodotti GM non hanno legami storici o culturali con un territorio o con le persone che lo abitano.

• Dubbi in materia di salute e sicurezza: si sa ancora poco circa gli effetti degli Ogm sulla salute, ma studi recenti hanno dimostrato che gli animali nutriti con alimenti contenenti Ogm possono sviluppare problemi sanitari. Questi studi che evidenziano i rischi della tecnologia trasgenica spesso sono osteggiati da un’ampia parte del mondo “scientifico” e accademico. A ciò si aggiunga che la ricerca in materia spesso non è effettuata da istituzioni e laboratori indipendenti, ma da scienziati finanziati dalle stesse aziende produttrici, un fatto che mette in dubbio la qualità e l’imparzialità dei dati.
Il mito della sconfitta della fame: le multinazionali promettono che gli OGM sapranno sfamare il mondo ma, da quando questi hanno cominciato a essere commercializzati due decenni fa, il numero degli affamati nel mondo è cresciuto, e insieme ad essi sono schizzati alle stelle i profitti delle aziende che producono le sementi. In paesi come l’Argentina e il Brasile, la soia transgenica ha spazzato via colture come la patata, il mais, il grano e il miglio, su cui si basa la dieta quotidiana. La maggior parte delle colture Gm non è destinata all’alimentazione umana, ma a produrre mangimi, prodotti tessili e biocarburanti. Parimenti, gli Ogm non hanno determinato alcun aumento di produttività: negli Stati Uniti, i dati del Dipartimento dell’Agricoltura dimostrano che non vi è stato alcun aumento della produzione di soia e mais dopo l’introduzione degli Ogm.

In poche parole, le insistenti promesse circa la capacità delle colture Gm di affrontare i crescenti problemi sociali del mondo sono un mito: le colture Gm, al contrario, hanno depauperato la biodiversità, inquinato l’ambiente, minacciato il futuro dell’agricoltura, diminuito la sicurezza alimentare delle popolazioni più povere del mondo e messo in discussione la nostra sovranità alimentare . Non hanno nutrito il mondo, ma piuttosto concentrato profitti e potere nelle mani di poche aziende senza scrupoli, mettendo a rischio la stessa possibilità di scegliere cosa coltivare, e in che modo.

È tempo di dire basta al grande inganno.

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