Lo spreco alimentare ha raggiunto una dimensione spaventosa: un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato.

Nel nord del mondo, si produce e si acquista troppo cibo, spesso gettato prima ancora che si deteriori. Secondo la FAO lo spreco raggiunge i 280-300 chili/pro capite all’anno partendo dai campi, passando attraverso la trasformazione e la distribuzione e per finire nelle nostre cucine.

Nel Sud del mondo, invece, il cibo si spreca per mancanza di infrastrutture adeguate, di strumenti per la conservazione e il trasporto in tempi utili. Ma il cibo si spreca anche mettendo in competizione la produzione di biocarburanti, di biogas e di grandi quantità di mangime per animali con gli alimenti per l’uomo: competizione che in alcune zone del pianeta è fortemente sbilanciata verso gli interessi degli speculatori e dell’agribusiness.

Oltre ad essere un problema di grande valenza etica, lo spreco porta con se un’insensata pressione sulle risorse naturali, sulla terra e sul clima. Produrre troppo significa usare più energia e materie prime del necessario: lo spreco di risorse viene così amplificato durante la distribuzione, poi nelle nostre case e infine anche nella fase di smaltimento dei rifiuti. Lo spreco alimentare è responsabile di circa il 5% delle emissioni che causano il riscaldamento globale e del 20% della pressione sulla biodiversità. Il 30% della terra destinata all’agricoltura viene utilizzata per produrre cibo che non arriva mai a destinazione e l’impronta idrica (ossia il consumo di risorse idriche superficiali e freatiche) dello spreco alimentare è di circa 250 km cubici, l’equivalente del flusso annuale del fiume Volta o tre volte il volume del lago di Ginevra.

Lo spreco è un problema globale da ogni punto di vista perché riguarda tutti gli attori nella catena e lascia affamati e in molti casi senza terra quasi un miliardo di persone. In realtà però lo spreco alimentare è solo il sintomo più evidente di un sistema alimentare distorto e insostenibile che tratta il cibo come merce e che lo ha privato dei suoi valori culturali, sociali e ambientali durante tutte le fasi della filiera agroalimentare.

L’azione di Slow Food si fonda sulla centralità del cibo nella sfera personale e nella sfera pubblica per il valore immenso che esso rappresenta da un punto di vista economico, ambientale, sociale e culturale. Lo spreco alimentare è inaccettabile e contrastarlo è un aspetto fondamentale del lavoro di Slow Food.

Per invertire la rotta e combattere lo spreco bisogna quindi comprenderne con chiarezza le cause, misurarlo e chiedere a tutti gli attori coinvolti dai produttori alle istituzioni, dai cittadini ai distributori, di impegnarsi per rompere gli schemi esistenti.

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