Glifosato: ora tocca alla Commissione UE

Mentre tutti gli occhi sono rivolti alla Brexit, si è svolto oggi un voto importante sul glifosato, una decisione che non dovrebbe passare inosservata.

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Il comitato di appello, composto da rappresentanti degli stati membri e presieduto dalla Commissione UE, non ha raggiunto un accordo sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato.

Dal momento che non è stata raggiunta una maggioranza qualificata all’interno del comitato, la Commissione deciderà nei prossimi giorni se avvalersi della facoltà di rinnovare la licenza per 12-18 mesi, cioè fino a quando riceverà il parere dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) relativo agli effetti del glifosato sulla salute umana.

Il glifosato è un erbicida non selettivo. Anziché affrontare specifiche erbe infestanti, uccide tutte le piante in maniera indiscriminata. Elimina inoltre batteri benefici, alghe e funghi e tracce della sua presenza sono state rilevate nella frutta e nelle verdure, nei prodotti cerealicoli, nel mais Ogm e nella soia utilizzata come mangime animale, in alcune birre e perfino nei prodotti biologici. Residui di questo pericoloso diserbante sono stati ritrovati anche nelle urine umane.

Non c’è accordo scientifico sulla cancerogenicità del glifosato e sul suo impatto sul sistema endocrino. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) sta esaminando gli effetti generali della sostanza sulla salute umana. I risultati verranno pubblicati entro la fine del 2017. Se l’Echa dovesse concludere che il glifosato causa tumori o danni al sistema endocrino, secondo le normative europee non potrà più essere commercializzato.

Antefatti:

Nel marzo 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms (Iarc) ha pubblicato uno studio nel quale classifica il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Nuovi riscontri hanno documentato la diffusa presenza di residui nel nostro cibo e nel corpo ad anni di distanza dall’applicazione.

Lo scorso novembre, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è giunta a conclusioni opposte. L’Efsa ha dichiarato che il glifosato non pone “pericoli di cancerogenicità per gli esseri umani” o altri rischi per la salute, aprendo la strada al rinnovo della licenza dopo la scadenza dell’attuale autorizzazione, il 30 giugno. Mentre l’Iarc ha pubblicato un’ampia letteratura scientifica e lavorato con un panel internazionale di esperti specializzati nella lotta al cancro, la cui indipendenza è stata vagliata, il processo decisionale dell’Ue ha messo insieme agenzie nazionali e europee per la valutazione del rischio, si è basato largamente su studi finanziati dall’industria, finora non pubblicati e vagliati da funzionari che nell’80% dei casi hanno preferito rimanere anonimi.

L’otto marzo 2016 lo Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed dell’Unione Europea ha posticipato la decisione quando l’Italia si è unita a Francia, Paesi Bassi e Svezia nell’opporsi al rinnovo della licenza sul glifosato per i prossimi quindici anni.

Il 13 aprile, il Parlamento Europeo ha chiesto di imporre il divieto per tutti gli usi privati del glifosato, inclusa l’irrorazione nei parchi pubblici e nelle aree dedicate ai bambini. Si è inoltre opposta all’irrorazione nei campi prima del raccolto, domandando un’immediata pubblicazione di tutti i riscontri scientifici utilizzati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare per sostenere la conclusione che il glifosato non presenti alcun rischio per la salute umana.

Il 19 maggio, la Commissione Europea si è astenuta dal chiedere un voto sul rinnovo della licenza allo Standing Committee, dal momento che era chiaro che non ci sarebbe stato sufficiente sostegno da parte dei Paesi membri per approvare la misura.

Il 6 giugno, infine, la Commissione non è riuscita ad assicurarsi un consenso sufficiente dai governi per far passare la propria proposta di estendere l’autorizzazione fino a 18 mesi.

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