Glifosato: 10 cose da sapere

1)Il glifosato è stato sintetizzato per la prima volta negli anni Cinquanta e nel 1974 è stato brevettato da Monsanto, che lo ha commercializzato con il nome di Roundup. Quando il brevetto Monsanto è scaduto, molte altre compagnie hanno iniziato a produrre erbicidi a base di glifosato. Attualmente, in Europa le aziende che producono glifosato – in una gamma di decine di prodotti – sono 14. (fonte: A. Sparmann, Die Zeit)

2) Una delle ragioni del successo commerciale del glifosato è la sua presunta bassa tossicità, sia per gli esseri umani sia per gli animali. In realtà, anche prima del parere dello Iarc, che ha classificato il prodotto come «probabilmente cancerogeno», molti studi indipendenti avevano dimostrato i danni che esso adduceva alla salute umana e animale – ad esempio: neurotossicità, danni al Dna, danni al sistema ormonale… Come se non bastasse né il Roundup né altri erbicidi a base di glifosato sono stati testati per un periodo sufficiente a provarne la sicurezza per la salute. (fonte: J. Fagan, M. Antoniou e C. Robinson, GMO Myths and Truths, seconda edizione 2014, pp. 204-228) 

3) Oltre agli studi scientifici, recentemente anche altri lavori hanno voluto mettere in mostra la tossicità del glifosato. Lo ha fatto il fotoreporter Pablo Piovano che col suo lavoro The Human Cost of Agrotoxins mostra come le comunità rurali argentine stiano già pagando a caro prezzo l’utilizzo del potente erbicida sui campi di soia Gm. Nel solo 2012 sarebbero stati spruzzati sui campi 370 milioni di litri di prodotti agrotossici, sul 60% dell’area coltivata del paese. Sempre in Argentina, dal 1996 – anno in cui è iniziata la coltivazione della soia Gm e il commercio del glifosato – i tumori infantili sono in aumento, così come gravi malformazioni nei bambini appena nati. (fonte: The Human Cost of Agrotoxins, in burnmagazine.com)

4) Oggi Monsanto è nota a livello mondiale per la produzione dell’erbicida Roundup e delle sementi Gm resistenti a quest’ultimo. Storicamente, il suo nome è legato ad altri prodotti quali i policlorobifenili (Pcb), la cui produzione, a partire dagli anni Settanta, è stata bandita in molti paesi (in Giappone nel 1972, negli Usa nel 1977, in Italia nel 1983) per via della loro comprovata tossicità; l’agente arancio, usato dal 1961 al 1971 come defoliante ampiamente irrorato in tutto il Vietnam del sud durante la guerra del Vietnam; la diossina, il Ddt e altri ancora. Perché dovremmo fidarci? (fonti: M.M. Robin, Il mondo secondo Monsanto, 2009; M. DeNicola, “Monsanto’s Dirty Dozen: The 12 Most Awful Products Made by Monsanto”, in collective-evolution.com, 2014)

5) Benché le aziende produttrici sostengano che i prodotti Gm sono sostenibili dal punto di vista ambientale poiché richiedono l’utilizzo di minori quantità di pesticidi, negli Stati Uniti i dati raccolti dimostrano che l’uso del glifosato è in continuo aumento e direttamente connesso alla coltivazione di piante Gm progettate per la resistenza al glifosato. Nel 2000 nei campi americani ne furono applicati 4,4 milioni di libbre, nel 2005 23 milioni e 57 milioni nel 2010. (fonte: Glyphosate – A Beyond Pesticides Factsheet)

6) Dal 1974, negli Stati Uniti sono stati applicati più di 1,6 miliardi di chili di glifosato, il 19% degli 8,6 miliardi di chili applicati a livello globale. Nel mondo, l’impiego del glifosato è aumentato di più di 15 volte da quando le sementi Gm predisposte alla tolleranza del glifosato sono state immesse sul mercato nel 1996. I due terzi del volume totale del glifosato applicato nei campi statunitensi dal 1974 al 2014 sono stati applicati negli ultimi 10 anni. Nel 2014 gli agricoltori statunitensi ne hanno impiegato circa un chilo per ettaro di terreno, mentre a livello mondiale se ne sono usati 0,53 chili per ettaro. (fonte: C.M. Benbrook, Trends in glyphosate herbicide use in the United States and Globally, in Environmental Science Europe)

7) Nel 2012 sono state vendute nel mondo 718.600 tonnellate di glifosato. Il mercato globale del glifosato valeva 5,4 miliardi di dollari, quell’anno, e nel 2019 dovrebbe attestarsi sugli 8,8 miliardi, crescendo a un tasso annuo del 7,2%. (fonte: Glyphosate Market for Genetically Modified and Conventional Crops – Global Industry Analysis, Size, Share, Growth, Trends and Forecast 2013 – 2019, in Transparency Market Research)

8) Attento: la birra che bevi potrebbe contenere tracce di glifosato. Questo, almeno, è quanto sostiene l’Istituto per l’ambiente di Monaco, che ha condotto un’indagine su 14 marchi tedeschi, riscontrando livelli che oscillano tra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro, in alcuni casi anche 300 volte superiori a 0,1 microgrammi, ossia il limite consentito dalla legge per l’acqua potabile. (fonte: “Birre tedesche, allarme diserbante glifosato in Beck’s, Paulaner e altri marchi”, Il Fatto Quotidiano )

9) Campi di soia e di mais Ogm. Il glifosato non è usato soltanto per spruzzare le colture transgeniche, ma anche nell’agricoltura convenzionale. Viene usato anche negli orti e nei giardini domestici: la Monsanto, ad esempio, ha un’intera linea, la Roundup Garden, pensata per queste esigenze. La linea di prodotti offerti è ampia e promette di soddisfare ogni esigenza ma, per curare l’orto di casa, ti consigliamo altri rimedi, più puliti e naturali. Ad esempio, puoi semplicemente ricorrere a un paio di guanti da giardino e a pochi semplici attrezzi che ti aiutino a strappare le erbacce correttamente con tutta la radice.

10) Il 7 e l’8 marzo la Commissione europea dovrà esprimersi sull’innocuità del glifosato – dando ragione al giudizio di Bfr ed Efsa – o al contrario sulla sua pericolosità, accreditando l’opinione dello Iarc e negando l’autorizzazione a commercializzare questa sostanza. Facciamo sentire la nostra voce. Diciamo NO al glifosato. Firmiamo l’appello di WeMove.Eu

 

Silvia Ceriani

 

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, ha appena dichiarato su twitter :«L’Italia darà parere negativo sul #glifosato al comitato fitofarmaci a Bruxelles #agricoltura».

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