Due nuovi Ogm nei nostri piatti?

A breve, potremmo essere i consumatori inconsapevoli di due nuovi mais Ogm, il MON87427 e il NK603xT25 importati dai paesi Extra-Ue. Entrambi sono prodotti da Monsanto; entrambi hanno superato le varie fasi della procedura di autorizzazione prevista dalla normativa; entrambi hanno ricevuto una valutazione scientifica favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Entrambi sono tolleranti ai glifosati e ai glufosinati.

Ed entrambi sono stati autorizzati dalla Commissione europea lo scorso venerdì. Appena due settimane fa, la Commissione ambiente del Parlamento, infatti, aveva richiesto una moratoria per tutti gli Ogm, finché la Commissione non avesse presentato una nuova proposta. Di fatto, deliberando l’introduzione del MON87427 e del NK603xT25 – valida per i prossimi 10 anni –, la Commissione non ha tenuto in alcun conto la posizione del Parlamento. Una cosa gravissima, che è stata discussa dal Parlamento, il quale oggi stesso ha ribadito con una discussione in seduta plenaria la propria obiezione.

Questa decisione è ancora più grave alla luce di un altro episodio: qualche settimana fa l’Efsa ha prodotto il proprio parere sul glifosato dal quale emerge che «è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo», non tenendo in considerazione uno studio dell’Oms nel quale si afferma esattamente il contrario. Il proprietario del brevetto dei due mais possiede anche quello del glifosato, ed è legato a Monsanto… Proviamo a chiederci quanto le sue pressioni siano state influenti nel determinare prese di posizione che paiono incomprensibili e insensate.

«Come Slow Food ci auspichiamo che l’opposizione politica del Parlamento riesca nell’intento di sospendere qualsiasi autorizzazione per alimenti e mangimi Ogm. La Commissione deve tener conto delle preoccupazioni espresse dai singoli Stati, dalle organizzazioni della società civile e dei movimenti dei consumatori. È una questione di sicurezza, ma anche di garantire la sovranità alimentare, il diritto dei popoli di scegliere e definire i propri sistemi agricoli e alimentari» ha dichiarato Ursula Hudson, membro del comitato esecutivo di Slow Food International.

Oltre a questi aspetti, infatti, c’è di mezzo molto altro. In primo luogo il diritto di sapere esattamente cosa acquistiamo e cosa stiamo mangiando, un diritto che non sempre possiamo dare per acquisito se si tratta di Ogm (in Europa, gli Ogm vanno segnalati in etichetta solo se presenti in percentuale superiore allo 0,9%, ma di fatto per i prodotti di origine animale c’è molta meno chiarezza, perché non siamo informati sulla composizione dei mangimi di cui si sono nutrite le vacche da carne e da latte, i polli, le galline ovaiole…). In secondo luogo il rischio che le multinazionali del cibo continuino sempre di più a essere favorite dalle decisioni politiche.

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