Cosa fare per contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza? L’UE si interroga

In Europa ogni anno muoiono circa 25-30.000 persone a causa di infezioni resistenti ai farmaci e si stima che possa diventare la prima causa di morte al mondo nel giro di pochi decenni.

Vista l’urgenza del tema la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, alla quale Slow Food ha partecipato, al fine di raccogliere le opinioni dei cittadini e delle organizzazioni, in vista del lancio della Comunicazione volta a creare un piano di azione condiviso che supporti gli Stati membri nella lotta contro l’antibiotico resistenza.

Nonostante il tentativo positivo di consultarsi con la società civile e i privati cittadini su un tema così complesso e dibattuto ciò che emerge dalla consultazione è una mancanza di visione di sistema da parte della Commissione europea, che sembra concentrarsi su come migliorare i piani vaccinali e i sistemi di controllo piuttosto che mettere in discussione quel sistema di allevamento intensivo che è oggi responsabile dell’utilizzo di oltre il 70% di antibiotici in Europa.

La maggior parte degli antibiotici utilizzati in allevamenti industriali servono ad arginare patologie generate da tecniche intensive di allevamento, ossia patologie indotte da eccessi dovuti a una alimentazione scorretta, a spazi etologicamente insufficienti, ad una selezione genetica improntata sulla resa produttiva e non sulla resistenza. L’utilizzo di antibiotici per limitare errori tecnici (tecnopatie) si sta rilevando estremamente pericoloso per la salute globale in quanto ambiente, animali e persone sono inestricabilmente connesse.

“Per contrastare alla radice il problema della AMR”, sostiene Pietro Venezia, vicepresidente di Veterinari Senza Frontiere, “ci vorrebbe un cambio radicale riguardo alle abitudini alimentari dei cittadini europei e di conseguenza riguardo ai modelli di allevamento. Le vaccinazioni non sono l’unica risposta al fenomeno dell’AMR ma solo parte della soluzione che deve essere accompagnata da una drastica riduzione di consumo di proteine animali di bassa qualità, un’educazione meno rivolta alla competizione e più su stili di vita corretti. Un’alimentazione improntata sulla qualità, sostenendo le produzioni locali tradizionali, riducendo gli sprechi di filiera che possono raggiungere anche il 50% delle produzioni industriali odierne.

Purtroppo, nonostante gli importanti passi in avanti, ancora oggi non c’è una sufficiente consapevolezza nel consumatore riguardo a come la tipologia di alimentazione e la qualità dei prodotti possa incidere sulla salute umana, ambientale e animale.

Slow Food e Veterinari Senza Frontiere collaborano per valorizzare e migliorare le produzioni familiari tradizionali e di qualità in tutto il mondo.

 

Clicca qui per leggere il documento di posizione di Slow Food sul benessere animale.

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