Carlo Petrini in piazza contro il CETA

Il 23 settembre a Bratislava si sono incontrati i Ministri del commercio europei per discutere la possibile approvazione dell’Accordo di libero scambio con il Canada (CETA). Durante il meeting si è svolta una manifestazione di piazza in cui è stato letto un messaggio di Carlo Petrini.

 

ceta

 

Messaggio di Carlo Petrini ai manifestanti e ai politici

“Chiediamo ai ministri del commercio dei paesi dell’Unione europea di non barattare il nostro futuro, il clima, l’ambiente, i lavoratori, gli agricoltori, il cibo etc. e quindi di opporsi al CETA, il trattato di libero scambio con il Canada.

Il CETA può sembrare di poca importanza comparato al suo fratello più grande, il TTIP, ma non è però meno pericoloso! Influenzerà tutti i cittadini europei, in un modo o nell’altro, sia allungando la filiera alimentare che offuscando sempre di più la trasparenza del sistema alimentare! Il CETA abbasserà standard ottenuti dopo lunghe lotte, ed è frutto di una discussione non democratica.

Il CETA promuoverà principalmente l’agricoltura e l’allevamento industriali a scapito del buon cibo e delle buone produzioni e abbasserà standard vitali come il principio di precauzione (incoraggiando invece l’approccio basato sulle evidenze scientifiche) e danneggerà il nostro patrimonio gastronomico svendendo molte indicazioni geografiche. L’accordo riconosce e rispetta solo 173 indicazioni geografiche europee, escludendone così oltre 1200.

Il CETA, che i critici considerano un “cavallo di Troia” del TTIP, oltre a garantire scarse garanzie all’agroalimentare europeo (per esempio nomi di prodotti italiani come “mozzarella”, “mortadella” e “gorgonzola” potranno essere utilizzati sui prodotti canadesi, a patto che non compaia sulla confezione la bandiera italiana), permetterà alle multinazionali attive sul territorio canadese di intentare cause legali davanti a tribunali internazionali privati contro le decisioni ritenute “lesive” da parte dei governi europei.

Pertanto, a coloro che provengono dai paesi che hanno espresso riserve sul Trattato come la Romania, Bulgaria, il Parlamento Belga Vallone, la Polonia e la Slovenia chiediamo di continuare a incoraggiare i rappresentanti dei propri paesi a mantenere le riserve e a esprimere le proprie preoccupazioni. E chiediamo a tutti gli altri governi di ascoltarci, di ascoltarvi e di dire un chiaro no a questo trattato.

E’ grazie alla mobilitazione pubblica che la Commissione Europea ha chiesto la ratifica parlamentare del CETA, a lungo negata. Questo dimostra quanto, se uniamo le forze, possiamo esercitare una pressione notevole nei confronti delle istituzioni. Ora sono di nuovo i cittadini a essere chiamati in causa, perché nessuna decisione di questa rilevanza venga presa ignorando o contrastando la volontà di milioni di europei.

Bisogna opporsi con decisione anche all’applicazione provvisoria del CETA. L’accordo tra Unione Europea e Canada non può entrare in vigore prima che sia concluso il processo di ratifica nazionale.

Al Consiglio Europeo del 16 settembre, i governi sono giunti estremamente divisi sulle priorità dell’agenda commerciale stilata dalla Commissione Europea. Francia e Belgio hanno chiesto pubblicamente lo stop ai negoziati TTIP, il vice cancelliere tedesco ha dichiarato l’accordo politicamente “morto”. I politici però non si facciano belli dicendo no al TTIP per far passare sotto banco il CETA.

È necessario fermare la trattativa immediatamente, ritirando il mandato alla Commissione e aprendo un’ampia consultazione con la società civile sui temi del commercio internazionale.

Chiediamo ai rappresentanti dei nostri paesi di non rinunciare a riformare in senso più democratico le politiche dell’Unione Europea.

Continuiamo a batterci tutti insieme: Slow Food con le altre organizzazioni che partecipano alla campagna Stop-TTIP e CETA, con tutte le organizzazioni, i Sindacati, ONG ambientaliste, associazioni di agricoltori e gruppi locali presenti!

Da Bratislava dovrà uscire un secco stop al TTIP e al CETA, come richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei”.

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