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Pietro Bevilacqua

L'ultimo mastro salatore sull'isola

Italy | Sicilia | Favignana Island, Trapani

Bevilacqua Pietro e la sua famiglia si occupano della salagione della bottarga di tonno rosso dal 1991 sull'isola di Favignana.


Pietro proviene da una famiglia di pescatori. Il suo vero mentore però è suo suocero, l'ultimo maestro salatore dell'azienda Florio di Favignana, il più grande stabilimento di lavorazione di tonno d'Europa, fino al 1980, quando chiuse i battenti. Oggi quei 30'000 metri quadrati di storia, quello che "dovrebbe essere un gioiello culturale e turistico, un museo del mare straordinario, al contrario, langue. E solo grazie a tre volontari dell'isola, che fanno da guide ai turisti estasiati, la Soprintendenza archeologica di Trapani riesce ad aprirla almeno per due ore al giorno", scrive un giornalista su un articolo uscito durante l'estate 2011 sul quotidiano La Repubblica.


Quando ormai sembrava che il mestiere del salatore sarebbe andato perso del tutto, nel 1991 Pietro propose al suocero di insegnare le sue conoscenze a lui e alla sua famiglia. Iniziarono così un'azienda a conduzione familiare che si occupa della salagione delle uova di tonno. "Lui ci ha insegnato i trucchi del mestiere e ora tutta la famiglia collabora in quest'attività, suddividendosi i ruoli".


La tonnara di Favignana è chiusa da trent'anni e l'unico modo per reperire delle uova di tonno è comprarle da altre parti della Sicilia e soprattutto dal Giappone. Pietro e la sua famiglia distribuiscono il loro prodotto in loco e in qualche altra regione italiana. La produzione della bottarga è in forte decrescita a causa del costo della materia prima, sempre in aumento a causa della diminuzione del pescato di tonno. "Tra qualche tempo, non sarà più conveniente processare le uova di tonno rosso. La materia prima sta diventando eccessivamente cara!", afferma Pietro.


La bottarga di tonno rosso è stato un Presidio fino al 2008, quando Slow Food, aderendo alla campagna contro la pesca del tonno rosso, ha deciso di sospenderlo. "La questione del tonno va affrontata in modo sostanziale. Ridurre le quote tonno solo nei paesi europei però non cambia molto purtroppo. I paesi del Nord Africa e il Giappone possono pescare quanto gli pare, anche in acque europee. Ci sarebbe bisogno di una regolamentazione più rigida."


Nonostante il tonno non si peschi più nei dintorni dell'isola, esiste ancora però la piccola pesca di scoglio, che si svolge con reti di circuizione. "Io sono nato e cresciuto a Favignana e ho potuto osservare tutti i cambiamenti che sono avvenuti su quest'isola. Per quanto riguarda la pesca quello che è cambiato è la tipologia: un tempo si faceva molto di più pesca selettiva. Per prendere gli zerri per esempio, si utilizzava una sorta di sciabica. Questa tecnica assomiglia a uno strascico ma non lo era ed è stato vietato. D'inverno si pescavano lo zerro e il cicerello; d'estate invece si prendevano alici e sgombri. Oggi però il depauperamento è molto visibile e molti compensano la bassa quantità di pescato con l'utilizzo di tecnologie come i sonar. Molti dei pescatori d'altura che utilizzano le lampare, usano i sonar, qui a Favignana."


"I pescatori dell'isola sono legati a questo luogo e sono sensibili alle problematiche create dalla pesca in questa zona: un po' di etica l'isolano ce l'ha!", dice Pietro.


Il problema sono i grandi pescherecci provenienti dalla costa sicula che fanno razzie con reti a strascico nel mare attorno all'isola: arrivano la notte, spesso con il brutto tempo e pescano con le luci spente. Molti vengono durante il periodo della pesca ai calamari per esempio."

 

In questa zona peraltro i pesci troverebbero le condizioni ideali per riprodursi ma questo tipo di pesca illegale e maldestra glielo impedisce, non rispettando il fermo pesca e danneggiando l'habitat e l'ecosistema.


Secondo Pietro non ci sono più molte possibilità per continuare a vivere di pesca, a Favignana. "Ci dovrebbero essere iniziative importanti e decisive, come la limitazione della pesca per periodi più lunghi, così da permettere il ripopolamento di queste acque. Per fare questo però le famiglie di pescatori andrebbero indennizzate ma con la crisi che stiamo vivendo oggi, dubito che sia possibile!". Molti pescatori giovani si sono avvicinati al mestiere attratti dai contributi che garantiva il riposo biologico, un'iniziativa istituita anni fa che imponeva ai pescatori di non andare a pesca per permettere la riproduzione delle specie in quella zona, retribuendoli.


Molte famiglie di pescatori d'estate si dedicano alla pesca turismo, integrando il reddito e d'inverno riprendono la pesca di scoglio. La pesca turismo se da un lato permette di limitare molto i quantitativi di pescato, dall'altro consentono di poter vendere il pescato del giorno ai turisti stessi.


Un'isola tradizionalmente popolata da famiglie di pescatori, dovrà trovare un altro impiego per sopravvivere dato il depauperamento del mare, mentre attendono che si ripopoli.

 

 

Pietro Bevilacqua

meripietro@virgilio.it

 

 



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