Piccola leggenda maliana
Sormè è un villaggio della regione Mopti in Mali.
Katio Ganè Tiawo fu il primo abitante bozo di Sormè a fare il pescatore. Con i poteri soprannaturali che ereditò dai genitori, instaurò relazioni molto solide con i Demoni delle acque che scorrono dal villaggio di Coundou Badjé fino a Sormè. Grazie a questa stretta alleanza con i geni dell’acqua, divenne molto potente, tanto da essere soprannominato Tiawo, che significa ippopotamo. Conquistò tutti i bozo pescatori della zona. Infine, divenne il Maestro delle acque. Nulla si poteva pescare senza l’autorizzazione di Tiawo.
Prima bisognava prestare giuramento e impegnarsi a prevedere nel pescato la parte per il maestro delle acque e i suoi discendenti. Ai giorni nostri tutti i pescatori bozo dalla zona di Coundou Badjé fino a Sormè rispettano il giuramento che gli avi prestarono davanti a Tiawo, altrimenti la maledizione si abbatterà sul pescatore (morte precoce, pesca infruttuosa, malattie ecc).
1. Il pesce
- nome comune: pesce gatto africano (Clarias gariepinus)
- nome locale: manogo (in lingua bambara)
- origine e caratteristiche: pesce d’acqua dolce, onnivoro, originario del Nilo e del fiume Niger, è stato introdotto in quasi tutta l’Africa (a eccezione del Magreb) e in altre regioni del mondo (Asia, Europa e Medio Oriente). È un pesce carnoso che può raggiungere più di un metro di lunghezza, pescato e mangiato in grandi quantità in Africa occidentale. Si riproduce tra giugno e dicembre, durante la stagione delle piogge, nei delta inondati. Non si dovrebbe pescarlo, né comprarlo se non è lungo almeno sessanta centimetri. Quando è affumicato, in Mali lo si chiama Tiécouroulien: letteralmente “uomo curvo”, a causa del suo aspetto fisico. Gli avi dicevano che chiunque mangiasse il pesce gatto non affumicato, bevesse regolarmente latte fresco e dormisse al chiaro di luna, avrebbe contratto la lebbra. Così si spiega il fatto che i peulh e i sonrhaïs (tenuto conto dei loro stili di vita) non mangiavano il pesce gatto. Ancora oggi, queste etnie non amano questo pesce. Tradizionalmente, è verso la fine della stagione delle piogge, nel momento in cui le acque via via si prosciugano (mese d’ottobre) che i bambini e le donne pescano i pesci gatti.
2. La ricetta
Ingredienti:
- 350 g di farina di miglio
- 700 g di pesce gatto fresco (o altra specie di pesce carnoso d’acqua dolce)
- 1 cucchiaino di sumbala in polvere (spezia utilizzata in Africa occidentale, nota per il suo odore intenso, prodotta tradizionalmente con i semi dell’albero di neré o carrubo africano)
- 1 cucchiaino di peperoncino secco tritato
- sale a volontà
- 8 o 10 cucchiai d’acqua per le polpette
- ½ litro d’acqua per la preparazione
Preparazione:
- Versare ½ litro d’acqua in una pentola e metterla sul fuoco
- Lavare il pesce con mezzo cucchiaino di bicarbonato diluito in un quarto di litro d’acqua per levargli l’aspetto appiccicaticcio
- Risciacquare più volte e tagliare in pezzi medio-grossi
- Mettere il pesce pulito nella pentola insieme a tutti gli ingredienti
- Lasciare cuocere per 15 minuti a fiamma media
- Versare la farina in una zucca, aggiungere poco alla volta l’acqua, mescolare, formare delle polpette
- Aggiustare di sale la salsa
- Mescolare e aggiungere le polpette
- Lasciare cuocere molto lentamente per 15-20 minuti a fiamma bassa
- Verificare che le polpette siano cotte
- Servire
NB: L’acqua di cottura non deve evaporare completamente perché il piatto si serve con un po’ di salsa e senza sbriciolare il pesce.
Questa ricetta si può preparare anche con altri tipi di pesce carnoso.