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Slow Fish - Le poisson bon, propre et juste
 
 

L'effetto domino

Il disequilibrio degli ecosistemi


Le minacce che gravano sul mare, se non fossero già abbastanza di per sé, si combinano per generarne di nuove. Un esempio sorprendente è la proliferazione delle meduse, in aumento in molti luoghi del globo: un pericolo che rischia di compromettere ben più dei nostri bagni estivi.

I predatori naturali delle meduse scompaiono: il tonno rosso perché è sovrappescato e in via di estinzione, la tartaruga di mare (tartaruga liuto e caretta, in particolare) perché è anch’essa catturata, ma soprattutto perché muore soffocata dalla massa di sacchetti che infestano i mari (esiste una vera e propria “zuppa galleggiante” di plastica che, nel Pacifico per esempio, supera l’estensione del Texas).

Il cibo che consente la moltiplicazione delle meduse si fa invece più abbondante: i fertilizzanti agricoli riversati sulle coste e in mare favoriscono lo sviluppo del plancton, di cui si nutrono le meduse. Per di più, la sovrappesca colpisce gli stock dei piccoli pesci (come le sardine) che si nutrono anch’essi di plancton.

In assenza di concorrenza per i nutrimenti che le sono vitali, e di predatori, l’espansione della medusa non trova più freni adeguati. La tendenza è accentuata dai cambiamenti climatici e dal surriscaldamento delle acque. In certe zone, ad esempio lungo le coste della Namibia, le ultime ricerche scientifiche rilevano che la biomassa delle meduse ha già superato quella dei pesci.

L’esempio dimostra che spesso gli attacchi agli ecosistemi marini, turbando il sottile equilibrio della catena trofica (le relazioni che si instaurano tra gli organismi in funzione di come si nutrono), hanno conseguenze a cascata che rendono poi estremamente difficile per l’uomo trovare soluzioni adeguate. Bisognerebbe, quindi, affrontare il problema delle risorse ittiche in maniera trasversale.

Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla proliferazione delle meduse e sulla situazione in Namibia.

 


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