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Slow Fish - Le poisson bon, propre et juste
 

Slow Fish @ Terra Madre 2012: Il pescatore al centro


02/12/12

Autore: Tanya Gervasi, giornalista, laureata dell'Università degli Studi delle Scienze Gastronomiche (www.unisg.it)

 

Come diffondere la cultura marittima rispettandone la complessità? Slow Fish - la campagna di Slow Food a favore della pesca sostenibile e delle piccole produzioni - si è posto questo problema anche perché oggi il pescatore è sempre più al centro di un dibattito molto sentito pur non essendone assolutamente partecipe.

 

È ormai luogo comune pensare prima al pesce e, solo in un secondo momento, al pescatore. Il caso delle liste, o linee guida, di cosa mangiare e cosa no genera confusione al consumatore. Se da una parte viene detto di mangiare più salmone perché è ricco di grassi buoni come gli omega 3, dall'altra si sentenzia di non mangiarlo perché è tra le specie più sfruttate. Intanto, passeggiando per il supermercato, in vendita non c'è che salmone affumicato. Le liste spesso vanno nella direzione opposta rispetto all'attività del pescatore, un'attività di raccolta piuttosto che di produzione, un po come la caccia. Dipende da molti fattori, quali la bravura del pescatore, il clima, il periodo dell'anno ecc. Bisogna dunque trovare sistemi che avvicinino il consumatore al pescatore e ritrovare così un legame più stretto, per capire cosa può essere pescato, e mangiato, in modo responabile, a seconda del luogo e del periodo.

 

Quando si vive in un paese vicino al luogo di pesca è più semplice instaurare un rapporto con i diretti interessati, ma quando si vive a centinaia di chilometri di distanza in città sembra impossibile. Sembra. Eppure in Ecuador hanno trovato il modo di trasformare il pescatore in protagonista attraverso l'educazione: ogni anno gli studenti delle università scientifiche vengono invitati a uno scambio di saperi con la comunità in modo tale da farsi un'idea concreta della situazione. La scienza e la tradizione sono due saperi che devono collegarsi e intrecciarsi per poter andare avanti.

In Croazia, gli abitanti dell'isola di Unije, ogni estate invitano per una settimana gli studenti dell'Università di Belle Arti per aiutare a ripulire i 36 chilometri di spiaggia e nel tempo libero fanno attività con i bambini della comunità e dipingono.

Si può lavorare anche sui più piccoli però, come succede a Cancùn (Messico) dove vengono organizzate delle gite scolastiche per conoscere i pescatori delle varie comunità. I bambini sono intelligenti e svegli e quando ritornano a casa raccontano ai genitori l'esperienza vissuta. Talvolta sono proprio le comunità dei pescatori, o i pescatori stessi, che devono prendere l'iniziativa se vogliono cambiare le cose.

Lidér Gongola Farias dice "basta avere altre persone che parlano per noi, noi abbiamo sia il sapere che la voce". Lidér viene dall'Ecuador e secondo lui è necessario preparare anche una nuova rappresentanza politica, ovvero formare i giovani politici.

 

Il mare è una risorsa comune, non è giusto che alcuni abbiano più diritto di altri. Per di più non è possibile trattare la questione ambientalista/ecologica senza aver prima rivisto la questione sociale. Le persone semplicemente "non sanno", un po' perché non si interessano e un po' perché hanno sentito troppi pareri contrastanti.

 

Per sensibilizzare il pubblico verso queste problematiche si possono organizzare eventi divertenti con la propria comunità. Ad esempio, in America è diffusa la Seafood Throwndown, una competizione culinaria tra due chef conosciuti che si sfidano a cucinare un pesce a sorpresa.

 

Non è più possibile rinviare il problema ed è fondamentale portare sul tavolo delle discussioni i piccoli pescatori e trovare insieme a loro soluzioni utili ed efficaci.

 

 



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