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Slow Fish - Le poisson bon, propre et juste
 

Slow Fish @ Terra Madre 2012: La Rete


26/11/12

Autore: Tanya Gervasi, giornalista, laureata dell'Università degli Studi delle Scienze Gastronomiche (www.unisg.it)

 

"Il pubblico non sa nulla della vita dei pescatori e della loro condizione" afferma Alain le Sann, uno dei 40 partecipanti giunti da diverse regioni del mondo (India, Messico, USA, Ecuador, Caraibi e Norvegia solo per citarne alcune) per riunirsi durante il Salone del Gusto e Terra Madre in uno spazio dedicato a coloro che fanno parte della rete di Slow Fish per uno scambio attivo di idee, progetti e critiche. Alain nella vita non fa il pescatore, ma l'insegnante di geografia. Tuttavia ha passato gli ultimi 30 anni a lavorare sui problemi dell'agricoltura e della pesca, fondando l'organizzazione Collectif Pêche et Développement, in Bretagna.

 

La rete Slow Fish porta con sé diverse lingue e culture, ma anche obiettivi condivisi. La passione è ciò che accomuna queste persone con un passato diverso l'una dall'altra, dagli chef e i biologi marini, a giornalisti, studenti, antropologi e pescatori, fra gli altri. Questa rete poco strutturata e rivolta principalmente ai pescatori di piccola scala, è molto flessibile: non è necessario essere un pescatore per farne parte. Basta volersi mettere in gioco e aprirsi al dialogo per costruire alleanze locali e internazionali per lavorare insieme per un futuro sostenibile della pesca.

 

Il settore ittico, purtroppo, continua ad essere visto come un sistema chiuso di interesse del pescatore, dei biologi e degli ecologisti, mentre di fatto tocca, seppur indirettamente, tutti (e viceversa è "toccato" da molteplici fattori quali l'agricoltura e l'inquinamento). Questo modo di pensare alla pesca ci impedisce di renderci conto che ognuno di noi è responsabile nel proprio piccolo della situazione marina e solo insieme è possibile cambiare le cose. Bisogna poter far dialogare insieme pescatori, ecologisti, biologi, politici, scienziati ed educatori affinché si possa costruire una possibile soluzione collettiva. Purtroppo ad oggi il pescatore delle piccole comunità è l'ultimo ad essere interpellato sulle questioni del sistema ittico.

 

Nadia Repetto, biologa marina, lavora per la valorizzazione della piccola pesca e sogna in futuro un "Padre Mare", dopo Terra Madre, per sensibilizzare ancora di più il pubblico sulla complessità della situazione dei mari.

 

Ed è vero che, leggendo soltanto le notizie sui giornali, è difficile rendersi conto che seppur sussistano problemi di sovra-pesca, il problema principale in certi casi è il cambiamento climatico o l'inquinamento, del quale i pescatori sono le prime vittime. La politica dal canto suo cerca di normare il sistema ittico creando divieti e imponendo licenze, con poco coinvolgimento dei diretti interessati, ovvero quelle persone il cui sostentamento deriva proprio dalla pesca artigianale.
Bisogna lavorare a livello regionale perché non esiste una soluzione unica considerata la complessità di questo sistema, in cui cambiano sia le regolamentazioni da Paese a Paese sia l'ecosistema. Si può partire dal proprio territorio, come ha dimostrato Lidér Gòngora Farias dell'Ecuador, che da anni lavora per educare i consumatori locali a effettuare scelte consapevoli e sostenibili.

 

Insomma, coloro che hanno viaggiato per più di ventiquattro ore per questo evento, probabilmente non sono solo venuti a scambiare pareri ed esperienze, ma anche per ricaricarsi, per sentirsi veramente parte integrante di un gruppo, per sostenersi a vicenda, per prendere un po' di energia e per guardare negli occhi chi ce l'ha fatta e come... per avere un ulteriore conferma che è possibile attuare un cambiamento.

 

L'informazione e l'educazione sono la chiave ed anche i giornalisti dovrebbero indagare di più e dialogare con quelli che il mare lo vivono ogni giorno. Il mare non è un serbatoio di risorse infinite e in fin dei conti siamo tutti "sulla stessa barca", sarebbe ora di prenderne atto.

 

 



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