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Slow Fish - Le poisson bon, propre et juste
 

Semplicemente: non compratelo!


08/07/14

È stata una sorta di invasione vichinga contemporanea che ha ispirato Alexandra Morton a intraprendere la sua battaglia decennale contro i pericoli del consumo del salmone di allevamento. La biologa marina americana si è trasferita in una remota insenatura della British Columbia, negli anni Ottanta, per continuare le sue ricerche sulle orche marine. Quando però le orche hanno cominciato a scomparire, ha indirizzato la sua ricerca verso gli allevamenti di salmone norvegesi che stavano proliferando lungo la costa, per essere più vicini alle richieste del mercato statunitense. «Sono arrivati nella nostra comunità e ci hanno progressivamente annientati» spiega. «Ora ci sono 27 allevamenti norvegesi e solo 8 dei nostri nel villaggio».

 

Inizialmente i dispositivi acustici di dissuasione (acoustic harassment devices, Ahds) usati per scacciare le foche dagli allevamenti erano anche utilizzati per le orche marine. In seguito, i banchi di salmoni selvatici hanno cominciato a diminuire, intaccando gli introiti dei pescatori locali che dipendevano da questa specie fondamentale per la catena alimentare. Alexandra ha iniziato così la sua campagna contro gli Ahds nel 1993, arrivando a ottenerne il ritiro nel 2001, e ha finito con l'approfondire la sua ricerca sugli effetti degli allevamenti di salmone. Questi includono nuovi virus aggressivi e malattie per il pesce selvaggio, attacchi di pidocchi di mare che uccidevano i giovani salmoni, crescita di alghe tossiche a causa dello spreco di nutrienti e delle fuoriuscite dalle gabbie di esemplari di salmone Atlantico, una specie esotica, che destabilizza le popolazioni selvagge autoctone.

 

I salmoni di allevamento hanno un maggior contenuto di grasso rispetto al pesce selvaggio e in questo grasso un maggiore accumulo di tossine come gli inquinanti organici persistenti (persistent organic pollutants, Pops) che sono stati messi in correlazione con problemi come l'autismo o il disturbo da deficit di attenzione/iperattività nei bambini. In particolare, donne incinta o durante il periodo dell'allattamento dovrebbero evitare il consumo di salmone, poiché le tossine potrebbero essere trasmesse ai loro bambini e i Pops potrebbero essere una minaccia per il normale sviluppo del cervello del neonato.

 

Il Canada ha permesso la produzione di uova di salmone geneticamente modificate, che per Alexandra rappresentano una preoccupazione enorme per la salute umana e l'ecologia. Senza vere e proprie leggi che costringano a identificare i prodotti Gm, i consumatori non possono sapere se il salmone di allevamento sia geneticamente modificato o no. La mancanza di tracciabilità ha altre implicazioni: «Marine Harvest (un'altra compagnia ittica norvegese) sostiene di avere l'intenzione di migliorare la loro alimentazione, ma come possiamo sapere di consumare il pesce di questa compagnia? Se ci rechiamo al supermercato ci viene detto semplicemente che è salmone allevato, ma come possiamo sapere quanto è pulito il prodotto? Dove sono i dati?».

 

È proprio al supermercato che Alexandra compra esemplari di cui studia i virus e sui quali ha trovato tracce di tre virus europei letali che potrebbero facilmente estendersi ai salmoni selvaggi. «Ma il governo non vuole accettare questi risultati. Anche se ho pubblicato più di 20 articoli scientifici sull'impatto degli allevamenti di salmoni, mi trattano come se fossi una bugiarda».

 

Alexandra lavora indipendentemente, basandosi su donazioni che le danno la possibilità di parlare in libertà. Centinaia di donatori privati le versano una media di 100 dollari ognuno e «quando smetteranno, smetterò anch'io».

 

La battaglia continua. «Non sta andando bene» ci spiega. In gennaio il governo canadese ha autorizzato altri allevamenti di salmone nella British Columbia. Il governo sta anche cambiando le leggi sull'uso di prodotti chimici nocivi nell'oceano, che renderanno più semplice per gli allevamenti il trattamento dei pidocchi di mare. «I pidocchi di mare sono crostacei, così tutto ciò che può uccidere loro, può uccidere anche gamberetti, granchi, aragoste...» spiega Alexandra. «Non capisco come il Canada possa pensare che sia una buona idea avere questi allevamenti nel proprio mercato».

 

Non è completamente sicura del motivo per cui il governo sia così premuroso nel corteggiare le compagnie straniere. «Credo che pensino che questo possa portare più denaro, ma la pesca tradizionale genera più posti di lavoro, e inoltre l'industria del turismo genera un ricavo di 1,6 miliardi di dollari provenienti dalle persone che vengono a vedere gli animali che si alimentano dei salmoni selvaggi, come gli orsi, le aquile e le balene». Alexandra ritiene che potrebbe essere parte di una politica di industrializzazione dell'intera costa, per aprire maggiori spazi e introiti a linee petrolifere, petroliere e fracking (anche detta fratturazione idraulica).

 

L'acquacoltura non è il problema da affrontare, conclude Alexandra, «ma è necessario praticarla in uno spazio limitato, non nell'oceano. Non si può permettere che gli uccelli selvatici si mescolino con i polli di allevamento». Inoltre, è necessario concentrarsi sul pesce d'allevamento che non si nutre di proteine dell'oceano, come la tilapia o il pesce gatto. «Uno dei miti sugli allevamenti di salmone è che possono nutrire il mondo. Ma per allevare un salmone la prima cosa che è necessario fare è andare a pescare». Il pesce selvatico è trasformato in mangime per i salmoni e gli scarti si accumulano sul fondale marino. «Altri tipi di acquacoltura utilizzano i rifiuti per far crescere lattuga e altri prodotti. Si possono riutilizzare le proteine. Questo è il futuro, che rispetta le leggi del pianeta. Abbiamo questo meraviglioso ecosistema dove tutto è in circolo e può essere riutilizzato. Se non seguiamo questo modello, ci autodistruggeremo».

 

Il suo messaggio ai consumatori è semplice: «Se state comprando salmone di allevamento, siete una delle cause di questo problema. Semplicemente: non compratelo. I medici hanno sempre sostenuto che non fa bene, quindi non so cosa sia necessario sapere di più».

 

Autore: Carla Ranicki

 

Per maggiori informazioni:
www.alexandramorton.ca
alexandramorton.typepad.com

 

 

 



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