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Una coalizione di associazioni e Ong chiede all’Europa di ridurre il suo impatto sullo sfruttamento delle terre nel mondo


Belgium - 18/03/2013

Una coalizione di organizzazioni della società civile [1] che comprende Slow Food, Friends of the Earth/Amici della Terra, ActionAid, Birdlife, Biofuelwatch, Compassion in World Farming e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue nel suo insieme per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni, definita dal consumo annuo di terre necessario per produrre cibo, tessuti, biocarburanti ecc. [2]

Alcuni studi hanno evidenziato che per far fronte al suo fabbisogno di cibo, tessuti, biocarburanti ecc. l’Ue di fatto “importa” 1.212.050 chilometri quadrati di terreno agricolo [3], ed estensioni ancora più importanti sono sfruttate per fabbricare di carta e altri prodotti ricavati dagli alberi, per estrarre i minerali e i combustibili fossili.
Questa massiccia importazione di terreni coincide con una fase fortemente critica per il pianeta, segnata in particolare dal fenomeno del land grabbing, l’accaparramento dei terreni fertili a scapito delle popolazioni locali. L’Ue non ha fatto che peggiorare le cose adottando politiche miopi, soprattutto in materia di biocarburanti e combustione delle biomasse.

Il lancio della coalizione punta a sensibilizzare l’Ue, che proprio in questo momento sta valutando l’adozione di nuovi metodi per misurare lo sfruttamento delle risorse. Slow Food, l’associazione Amici della Terra e le altre organizzazioni sollecitano l’introduzione di un parametro che misuri l'impronta sull'utilizzo dei terreni, accanto a quelli già considerati come princìpi guida: l’impronta di carbonio, l’impronta idrica e il consumo dei materiali. Misurare e gestire più oculatamente le risorse consentirebbe all’Europa di diventare più efficiente nel contenimento degli sprechi e nella riduzione del costo delle materie prime e permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro in industrie attente a un consumo efficiente delle risorse.

«Il modello di sviluppo classico ha prodotto conseguenze drammatiche sulla distribuzione delle risorse del pianeta. Un sistema basato sul consumo consistente di proteine animali e su sprechi incontrollati è aberrante e sta esercitando una pressione insostenibile sulle risorse idriche e sui terreni fertili del mondo intero» dichiara Piero Sardo, Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità. «Sulla Terra oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma il 40% di tutto il cibo prodotto diventa rifiuto prima di essersi anche solo avvicinato a qualunque tavola. Slow Food si impegna da anni per promuovere un sistema di produzione, distribuzione e consumo che contrasti gli sprechi e il land grabbing (l'acquisizione a prezzi stracciati dei terreni fertili che, soprattutto nel Sud del mondo, sta minacciando la biodiversità, la sovranità alimentare e la vita stessa delle comunità locali). Servono interventi rapidi e incisivi, anche a livello comunitario, da parte delle istituzioni, dei cittadini e della società civile."

Oltre ai governi, anche i singoli cittadini possono fare la loro parte, per esempio:
- Evitando di sprecare il cibo e riducendo il consumo di prodotti di origine animale (carne e latticini)
- Riducendo il consumo di carta e utilizzando solo carta riciclata.
- Facendo in modo che gli abiti smessi siano riutilizzati o riciclati e comprando abiti di seconda mano.

Slow Food è un'organizzazione internazionale che si impegna a difendere la biodiversità e a promuovere un sistema di produzione e consumo alimentare sostenibile ed ecocompatibile. Grazie ai suoi progetti e alle sue attività, Slow Food coinvolge milioni di persone in 150 Paesi e lavora per mettere in rete i produttori di cibi artigianali, di qualità e tradizionali con i consumatori attraverso eventi e iniziative e per diffondere l'educazione sensoriale e il consumo responsabile.

Note
[1] Queste organizzazioni e queste persone hanno aderito alla coalizione:

Friends of the Earth Europa / Amici della Terra Europa

BBLV

Biofuelwatch

BirdLife Europe

CEEweb

Compassion in World Farming

EEB (Ufficio europeo dell’ambiente)

Fred Pearce (scrittore e giornalista)

FreeReporter.info

Dr. Ian Fitzpatrick (studioso)

Kenya Debt Relief Network (KENDREN)

Land Magazine

The Land is Ours

London Mining Network
/ Colombia Solidarity Campaign

ONG Mani Tese

Profundo

RSPB

Slow Food

UK Food Group

Les Amis de la Terre France (Amici della Terra Francia)

Friends of the Earth Cyprus

Amigos de la Tierra España (Amici della Terra Spagna)

Magyar Természetvédők Szövetsége (Amici della Terra Ungheria)

NOAH (Amici della Terra Danimarca)

Hnuti Doha (Amici della Terra Repubblica Ceca)

Friends of the Earth (Amici della Terra Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord)



[2] Il testo della petizione è il seguente:
Con la presente invitiamo tutti i paesi europei e l’Ue a:
1) Quantificare la propria impronta sull'utilizzo dei terreni e rendere pubblici i valori misurati, anche per quanto riguarda lo sfruttamento di altre risorse chiave: l'acqua, il carbonio e le materie prime nel complesso;
2) Definire obiettivi specifici per ridurre l’impronta sulle terre e dello sfruttamento delle altre risorse, portandoli su valori compatibili con un utilizzo equo e sostenibile;
3) Varare nuove policies per ridurre l’impronta sulle terre e lo sfruttamento delle altre risorse, contenendo per esempio gli sprechi di cibo e promuovendo diete alternative improntate su una drastica riduzione del consumo di alimenti di origine animale tra le popolazioni dove il consumo di risorse risulta più elevato;
4) Imporre alle grandi aziende con sede nella Ue di rendere nota la loro l’impronta sulle terre nel quadro di una rendicontazione generale sulla loro efficienza nell’utilizzo delle risorse, oltre a precisare le loro strategie per la riduzione di quell’impronta e un minore sfruttamento delle altre risorse;
5) Riesaminare tutte le politiche vigenti, vecchie e nuove, per individuare possibili modifiche suscettibili di ridurre l’impronta europea sulle terre e il consumo delle altre risorse, per esempio adottando nuove misure in materia di fonti di energia rinnovabili, biocarburanti e agricoltura;
6) Incentivare una gestione responsabile dei terreni e delle risorse animali e promuovere un’agricoltura sostenibile, a tutela del pianeta e delle sue risorse;
7) Tutelare i diritti consuetudinari e tradizionali sui terreni, promuovere una gestione equa e trasparente delle risorse territoriali e incentivare reali riforme agrarie in tutto il mondo.
8) Adottare misure per bloccare il finanziamento del land grabbing, introducendo politiche efficaci contro i grandi investimenti e la speculazione finanziaria sui terreni.

[3] Hidden impacts: How Europe’s resource overconsumption promotes global land conflicts [Ricadute nascoste. Come e perché un consumo eccessivo di risorse da parte dell’Europa sta inasprendo la competizione per i terreni nel mondo], Sustainable Europe Research Institute for Friends of the Earth, Marzo 2013.


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