Slow Food Slow Food Donate Slow Food Join Us
 
 

English - Italiano

 
 
Slow Europe
 
 
 
 
Slow Europe
 

Perché la Politica Agricola Comune deve interessare ciascuno di noi


Belgium - 18/02/2013

La procedura per l’approvazione della nuova Politica Agricola Comune (PAC) è ormai entrata nel vivo, e il suo futuro dovrebbe interessare tutti noi.
La PAC, infatti, rappresenta lo strumento con cui si deciderà il futuro del nostro cibo.

Da 50 anni la PAC impegna quasi la metà del budget europeo. La sua riforma è l’occasione per un cambio di paradigma verso un’agricoltura meno orientata al mercato e più rispettosa dei territori, delle risorse naturali, di molti agricoltori e dei cittadini. Fin’ora si erano favorite pratiche agricole che non prendevano nella giusta considerazione la fertilità dei terreni, l’ambiente, il paesaggio, il ricambio generazionale e la biodiversità, e ingiuste nei confronti dei Paesi terzi più poveri.

La PAC è attualmente in fase di riforma, processo che coinvolge sia le istituzioni europee che le organizzazioni di categoria, ma che dovrebbe interessare tutti noi. I risultati della revisione della politica agricola comune avrà infatti importanti ripercussioni sul nostro cibo, il nostro ambiente e la nostra salute. Vediamo nello specifico cosa sta succedendo in sede europea.

Osservando i risultati del Consiglio Europeo del 7 e 8 febbraio, in cui i Capi di Stato e di Governo hanno adottato il budget 2014-2020, segnaliamo che l’impegno per la Crescita sostenibile e risorse naturali è sostanzialmente invariato. Il capitolo, che copre agricoltura, sviluppo rurale, pesca e in parte ambiente, ammonta infatti €373.479, di cui €277.852 destinati a pagamenti diretti e spese legate ai mercati. Nella dichiarazione finale relativa alla politica agricola emerge l’importanza delle misure di greening e delle aree ecologiche, nonostante non se ne indichi la percentuale territoriale e non si faccia menzione della diversificazione e rotazione delle colture. Si parla comunque di misure che devono essere applicate da tutti gli agricoltori, precisazione che sembra escludere le misure volontarie di greening suggerite dalla Commissione agricoltura del Parlamento Europeo. Insomma, sembra che questo accordo lasci ancora spazio per una significativa riforma della PAC.

Nel frattempo la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo (Comagri) ha votato a fine gennaio gli emendamenti alla proposta di riforma della PAC presentata già più di un anno fa dalla Commissione Europea, impoverendo parte delle misure volte a rendere più sostenibile il nostro sistema di produzione del cibo. La proposta di partenza su cui si sono espressi, sebbene non perfetta, sembrava però un buon compromesso, introducendo importanti elementi di novità. Dopo il Consiglio Europeo, la palla passerà a marzo di nuovo al Parlamento, che in seduta plenaria avrà ancora la possibilità di correggere la rotta su cui il Comagri vorrebbe indirizzare la riforma.


Cerchiamo ora di approfondire e fare chiarezza su alcuni aspetti della PAC:

Greening – con la nuova PAC, ci sarebbe la possibilità di introdurre misure che sono state chiamate di greening, di “inverdimento”. Sarebbero inserite nella parte della PAC relativa ai pagamenti diretti alle aziende, la parte più consistente di sovvenzioni, il cosiddetto “primo pilastro”. Una grossa parte della torta, fin’ora tutta determinata dalla dimensione della superficie aziendale. Negli anni il sistema vigente ha finito con il premiare le aziende più vaste, quelle che mediamente non dedicano particolare attenzione alla sostenibilità. Il greening, nella proposta di riforma, pur se non perfetto, sarebbe nel suo piccolo qualcosa di rivoluzionario: costringerebbe anche le grandi e grandissime aziende a mettere in atto pratiche sostenibili, come la rotazione delle colture, il mantenimento dei pascoli e di aree con funzione ecologica. La Comagri ora si vanta di aver reso “flessibile” il greening: in pratica l’hanno smontato pezzo per pezzo e hanno ideato così tante scappatoie per esserne esenti da renderlo inutile. La prima proposta di riforma riteneva esenti dalle misure d’inverdimento le aziende fino a 3 ettari di estensione, un modo per facilitare la vita ai piccoli coltivatori, che tra l’altro mediamente inquinano meno dei grandi. La Comagri ha spostato quest’asticella a 10 ettari, il che dovrebbe renderebbe esenti dal greening l’82% delle aziende europee. E per chi è ancora più grande, hanno introdotto tanti altri modi per aggirare ciò che quindi non sarebbe più un obbligo generalizzato. Inoltre, se era giusto che le aziende certificate biologiche fossero ritenute automaticamente rispettose delle misure di greening, altrettanto non lo diventa nel momento in cui la Comagri sostiene che anche altre pratiche “pulite”, ma meno, siano equiparabili al biologico per poter avere diritto alle sovvenzioni. Insomma, chi s’impegna di più per la sostenibilità è trattato come chi s’impegna un po’ meno o quasi niente. Per quanto riguarda i pagamenti diretti, la situazione è ancora più complicata: il 70% dei pagamenti diretti dovrebbero infatti essere legati all'estensione dell'azienda e il 30% al greening. Se il greening diventa volontario, il 70% sarebbe comunque garantito solo in base all'estensione delle terre, assicurando quindi i pagamenti diretti anche a chi non attua misure di greening.


Doppi pagamenti – con gli emendamenti introdotti c’è ora la possibilità di ricevere doppi pagamenti per un unico tipo di misura ambientale, stabiliti dal primo Pilastro (un’altra scorciatoia, per di più incostituzionale). Infatti un’azienda agricola può attingere a due capitoli diversi per le stesse misure, una a titolo di greening e una legata alla condizionalità dei pagamenti diretti, come prescritto dal secondo Pilastro. Il Parlamento considera cosi qualunque certificazione come “ambientale”, indipendentemente dalle misure adottate dai singoli agricoltori. Con questo sistema, quindi, gli agricoltori riceverebbero i contributi finanziari ambientali anche senza applicare le misure necessarie.


EFA – Ecological Focus Areas L’obbligo di riservare il 7% della superficie aziendale ad aree con funzione ecologica è sceso a un molto significativo 3%. La destinazione di queste aree è richiesta solo per aziende con superfici superiori ai 10 ettari, escludendo dal calcolo le aree con coltivazioni permanenti. Le aree con funzione ecologica potranno inoltre essere coltivate, a patto che non vengano utilizzati pesticidi o fertilizzanti.


Rotazione delle colture Allo stesso modo, la rotazione non sarà da applicare ai terreni inferiori ai 10 ettari. Sui terreni tra i 10 e i 30 ettari è richiesta una rotazione solo tra due colture (mentre la Commissione ne proponeva tre), mentre su quelli superiori ai 30 ettari ne saranno necessarie tre.


Tetto per le sovvenzioni E stato finalmente introdotto un tetto massimo di 300.000 Euro di sovvenzioni per i grandissimi proprietari terrieri (la Regina d’Inghilterra percepiva 8 milioni di Euro all’anno, per citare un nome molto noto).


Giovani È stata accettata la proposta di utilizzare il 2% della CAP per incoraggiare i giovani agricoltori. I parlamentari raccomandano che gli agricoltori con meno di 40 anni ricevano un bonus del 25% sui pagamenti diretti per i primi cinque anni di attività. Ciò nonostante, hanno posto un tetto massimo di 50 ettari per ogni azienda agricola, rifiutando il criterio proposto dalla Commissione, che prevedeva un calcolo basato sulla media territoriale delle aziende nei vari Stati.


Agricoltore attivo È stata inserita una più corretta definizione di “agricoltore attivo”, atta a evitare che prendessero finanziamenti anche soggetti come aeroporti o golf club, che certo non fanno agricoltura.


Procedure decisione PAC Per la prima volta la nuova PAC è sottoposta al processo di codecisione, o procedura legislativa ordinaria, che dà al Parlamento un ruolo chiave. La procedura legislativa ordinaria conferisce lo stesso peso al Parlamento europeo e al Consiglio dell'Unione in numerosi ambiti. La stragrande maggioranza delle leggi comunitarie è adottata congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio. La Commissione trasmette la sua proposta al Parlamento e al Consiglio. Essi la esaminano e ne discutono due volte di seguito. Se dopo la seconda lettura non riescono a trovare un accordo, la proposta viene deferita a un comitato di conciliazione, composto da un egual numero di rappresentanti del Consiglio e del Parlamento. Anche i rappresentanti della Commissione assistono alle riunioni del suddetto comitato, contribuendo alla discussione. Una volta che il comitato giunge a un accordo, il testo approvato è trasmesso al Parlamento e al Consiglio per essere sottoposto a una terza lettura, affinché possano adottarlo come testo legislativo. Affinché il testo possa essere adottato, è indispensabile l'accordo finale di entrambe le istituzioni. Anche se un testo comune è approvato dal comitato di conciliazione, il Parlamento europeo può comunque respingere l'atto proposto alla maggioranza dei voti espressi. Quindi, sempre che la proposta di riforma non venga definitivamente smembrata dalle decisioni sul budget del Consiglio Europeo, la sessione plenaria del Parlamento Europeo dedicata alla PAC che si terrà dall’11 al 14 marzo avrà la grande e storica opportunità di invertire la tendenza che vorrebbe la Comagri e riportare in alto l’asticella sulle misure ambientali della PAC.


Cosa succede nella plenaria di marzo? Il prossimo 12 marzo a Strasburgo il Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria segnerà le sorti della nostra agricoltura nei prossimi sette anni. Tra le altre cose, si deciderà la quantità di fertilizzanti ammessa, quante aziende sopravvivranno fino al 2020, quale tipo di agricoltura si desidera per l’Unione Europea. Insomma, un voto fondamentale perché si tratta dell’ultima possibilità di difendere le misure di greening, ridotte e annacquate dal voto della COMAGRI. Ecco le due opzioni, la prima della Comagri e l’altra di ARC2020, l’organizzazione con sede a Bruxelles che riunisce più di 150 associazioni, tra cui Slow Food.


tabella


Per la prima volta il Parlamento Europeo potrà intervenire in questa negoziazione e dobbiamo far leva sui nostri deputati perché non facciano l’errore di sostenere quel vecchio paradigma che ha soltanto premiato chi produce peggio e non certo nell’interesse collettivo. Non è giusto impiegare risorse pubbliche per favorire l’interesse di pochi. Esiste una campagna europea a cui aderisce anche Slow Food, si chiama Go M.A.D. ed è lanciata dal complesso di associazioni riunite nel progetto Arc 2020: all’indirizzo http://www.goodfoodgoodfarming.eu/gomad.html si trovano tutte le istruzioni per capire di più sulla riforma PAC e per portare le proprie istanze direttamente ai nostri parlamentari di riferimento. I cittadini possono diventare protagonisti in questo processo e sarà di fondamentale importanza partecipare. Incuriositevi e agite: ne va del futuro del cibo, dei luoghi che abitiamo, del nostro benessere.

Fonti:
http://www.arc2020.eu
Articolo di Carlo Petrini pubblicato su La Repubblica il 29 gennaio 2013



|


   

Focus on

Il segreto del nostro successo
Netherlands | 18/04/2014
Il Food Film Festival di Amsterdam è nato come una semplice discussione fra amici. Ora sta...

Un Presidio sotto assedio
Mexico | 17/04/2014
Nella Sierra Norte di Puebla, il Presidio del miele di ape nativa è in pericolo. L'industria...

Così ai cittadini viene servita una pietanza poco digeribile
Belgium | 16/04/2014
Il presidente di Slow Food Carlo Petrini chiede quale sarà il futuro del cibo e la libertà del...

Piccole mele e reni di maiale
Belgium | 15/04/2014
Più di 6000 pasti gratuiti preparati con 1500 chili di cibo buono, ma destinato alla discarica....

Primavera silenziosa - Un ricordo di Rachel Carson
United States | 14/04/2014
Il 14 aprile del 1964, in una giornata di piena primavera di cinquant’anni fa, moriva Rachel...

 
Slow Europe
 
 
 

Slow Food - P.IVA 91008360041 - All rights reserved

Powered by blulab