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Avanzi tabù


United Kingdom - 07/02/2013

Ridurre lo spreco è possibile. Soprattutto possiamo, anzi dobbiamo, non alimentarlo. Meno spreco vuol dire meno rifiuti, meno inquinamento, più sostenibilità, più ecologia

Ve la immaginate l’immoralità di buttare nella spazzatura la spesa appena fatta? Il solo pensarci sembra paradossale, ma è quel che accade, fin troppo spesso, nel ricco occidente.
Lo scorso gennaio l’Institution of Mechanical Engineers di Londra ha pubblicato un interessante rapporto sugli sprechi alimentari intitolato Global food: waste not, want not che analizza la situazione sia dei paesi ricchi sia di quelli in via di sviluppo. Ad esempio, si calcola che gli sprechi casalinghi, nel solo Regno Unito, ammontino a 7 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 10,2 miliardi di sterline. Mediamente, tutto questo cibo gettato costerebbe 480 sterline all’anno a ogni nucleo familiare, che nel corso di un’intera vita fanno dalle 15.000 alle 24.000 sterline.

Il rapporto esprime maggiori critiche nei confronti dei paesi più ricchi, dove gli sprechi risultano maggiori e anche più facilmente evitabili. I problemi evidenziati sono quelli riscontrati da molte altre analisi affini: dalle maxi-porzioni impossibili da finire alle super-offerte stile “all you can eat”, dall’impossibilità di collocare sul mercato tutto quel che è fuori misura, come le carote un po’ storte o le mele dalla buccia macchiata, alla confusione, nei consumatori, fra date di scadenza e di consumo preferenziale.

Inoltre, il rapporto insiste molto su come questo spreco di cibo si traduca in uno spreco di acqua, di terra, di energia. A questo riguardo si calcola, ad esempio, che se nel Regno Unito quei 7 milioni di tonnellate annue di cibo non fossero sprecate, il risparmio dell’energia consumata nella sua produzione, confezionamento e trasporto equivarrebbe a togliere dalle strade inglesi il 20% delle auto in circolazione.

Ma oltre a mettere in luce gli sprechi correlati al cibo che buttiamo, il rapporto evidenzia anche che, innescando tutta una serie di comportamenti virtuosi a livello individuale e di collettività e adottando, caso per caso, le soluzioni adeguate avremmo la grande opportunità di fornire dal 60 al 100% di prodotti alimentari in più, liberando acqua, terra ed energia. Un’opportunità che Slow Food desidera cogliere. L’organizzazione internazionale, infatti, sta seguendo da vicino la tematica anche a livello europeo e, in particolare, partecipa ad un gruppo di lavoro sugli sprechi alimentari coordinato da DG SANCO che per la seconda volta si riunirà l'8 febbraio a Bruxelles.

Fonti:
Global food: waste not, want not

New Scientist, 14 gennaio 2013

Per saperne di più scarica la guida Slow Food Il nostro spreco quotidiano


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