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La leggenda del buon cibo italiano


Italy - 21/12/2012

Per Slow Food il libro The Myth of Good Italian Food non è una novità. L’edizione italiana, infatti, fu pubblicata nel 2006 e in molti la leggemmo con grande interesse e curiosità. Una novità, invece, è data dal fatto che questo importante lavoro, opportunamente aggiornato, è ora disponibile in inglese, in formato e-book. Un libro d’inchiesta che parte dall’Italia, il Paese in cui troppo spesso diamo per scontato che si mangi meglio che altrove, ma che riguarda tutto il mondo, in cui i processi produttivi dell’agroindustria sono omologati e globalizzati. Troppo spesso, e praticamente ovunque, il cibo è insidioso, pericoloso, e porta con sé un lungo elenco di problemi i cui nomi sono gli stessi in tutto il pianeta: pesticidi, metilmercurio, influenza aviaria, Escherichia coli 0157… Quella che l’autore descrive è, pertanto, una specie di guerra – in Italia, ma anche in Europa, nelle Americhe, in Asia… – fra il tecnocibo, cioè quello con cui l’uomo, utilizzando una tecnologia sempre più esasperata, sta soggiogando la natura, e l’ecocibo, prodotto invece in armonia con la Terra e le sue risorse. A questo proposito Paolo Conti dichiara: «Il periodo in cui viviamo è dominato dalla tecnologia. Utilizzando una vasta gamma di tecniche, pensiamo di poter dominare la natura. Il cibo non fa eccezione. Nel mondo occidentale non c’è un’istituzione che si opponga con serietà all’uso indiscriminato della tecnologia nella preparazione e nella lavorazione del cibo. Il tecnocibo, ora, è la norma nei supermercati. Perfino in Italia dove una dieta meno elaborata e più naturale ha costituito la preferenza della popolazione per molti decenni. Ma l’ecocibo, le alternative alimentari meno tecnologiche che risultano più sostenibili sul lungo termine, esiste davvero: offre un intero universo di alternative e rappresenta una risposta pratica al problema e in molti modi costituisce la soluzione migliore e più funzionale dal punto di vista economico. Ma sta perdendo la sua battaglia. Anche in Europa, dove i princìpi precauzionali dovrebbero costringerci a stare più attenti. Anche in Italia, dove pensiamo ancora di esportare cibo buono, salubre e genuino. Molte aziende alimentari italiane usano la dicitura “tutto naturale” come il loro principale punto di forza commerciale. Le parole “natura”, “campo” e “sapori veri” spiccano sugli imballaggi, ma l’aroma e il sapore che sperimentiamo all’apertura delle confezioni appartiene raramente al cibo in esse contenuto. Al giorno d’oggi gli aromi artificiali sono ormai la consuetudine in molti prodotti: essi ingannano i nostri sensi convincendo i nostri cervelli che stiamo sentendo odori e sapori che non esistono più. Il cibo è cambiato. E le aziende alimentari usano pochissime materie prime e le trasformano per accrescere i propri profitti, mentre dall’altra parte ci portano a credere che il cibo è lo stesso di una volta». Le soluzioni non sono semplici, ma comunque possibili. E la prima chiave per non darla vinta al tecnocibo e cercare di ristabilire un equilibrio naturale sta nella conoscenza, in una necessità, vitale, di continuare ad accrescere una consapevolezza collettiva, per garantire a quel che mangiamo un futuro migliore. Per acquistare The Myth of Good Italian Food in formato e-book. Il 5% degli incassi sarà devoluto alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità.



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