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L’Ue vota misure più severe per la messa al bando del “finning”


Italy - 17/12/2012

Nell’agosto dello scorso anno due bagnanti a passeggio lungo una spiaggia deserta nella parte settentrionale della Nuova Zelanda hanno fatto una scoperta scioccante: 200 squaletti senza pinne portati a riva dalle onde. L’anno successivo le autorità australiane hanno aperto un’inchiesta sul rinvenimento di uno squalo toro arenatosi senza pinne: lo squalo toro è una specie ad altissimo rischio di estinzione. Questa foto, che mostra un mucchio di squaletti senza pinne, è stata scattata solo il mese scorso nel porto di Joal, in Senegal.

Nel nostro immaginario cinematografico gli squali fanno spesso la parte del cattivo. Nella vita reale, però, sono delle vittime. In Senegal non è affatto raro imbattersi in mucchi di squali mutilati. La carne della pinna di squalo è soprannominata “oro” per il prezzo a cui è venduta su certi mercati asiatici per soddisfare gli amanti della zuppa che se ne ricava. Sulle spiagge europee non capita di trovare squali senza pinne arenati sulla sabbia, ma in compenso intere flottiglie di pescherecci partecipano a questo fenomeno di portata mondiale che sta minacciando la sopravvivenza della popolazione di squali. Un rapporto del Pew Environment Group datato giugno 2011 calcola che gli squali catturati ogni anno siano 73 milioni, e che il 30% della specie sia a rischio di estinzione.

Sempre più paesi nel mondo, compresi gli stati dell’America centrale, gli Stati Uniti e Taiwan, stanno implementando norme del tipo “tutto o niente”, nel senso che sui mercati del pesce possono essere acquistati soltanto squali integri, e non solo parti del pesce. Il mese scorso il Parlamento europeo ha votato per l’introduzione di un approccio simile, rafforzando con efficacia la normativa in vigore fin dal 2003, che vieta pratiche come il “finning”.

La Shark Alliance, che riunisce oltre 130 organizzazioni, tra cui Slow Food International e Slow Food Italy, ha dichiarato che le imbarcazioni Ue scaricano a terra ogni anno oltre 100.000 tonnellate di squali e razze (soprattutto squali blu). Il paese più coinvolto è la Spagna: oltre la metà del pesce viene portato a terra sulle sue coste, e tre quarti degli squali blu sono pescati da pescatori spagnoli.

Ai sensi del divieto del 2003, solo i pescatori Ue dotati di permessi speciali – oggi rilasciati esclusivamente alle navi spagnole e portoghesi – hanno il permesso di rimuovere le pinne di squalo al largo, ma solo a condizione che anche il corpo dell’animale resti a bordo. A garantire il rispetto della normativa è un sistema di sorveglianza tanto macchinoso quanto facile da eludere, che si basa sul rapporto tra il peso complessivo delle pinne e quello delle carcasse. È un calcolo impreciso che lascia ampi margini per chi vuole praticare illegalmente il finning.

La campagna per rendere più severo il divieto introdotto nel 2003 dall’Ue, rimediando alle falle della legislazione vigente, è stata sostenuta da un voto del Parlamento europeo che ha stabilito che tutti gli squali dovranno essere portati a terra con le pinne ancora attaccate al corpo. L’invito rivolto ai parlamentari nel quadro della campagna di sensibilizzazione coordinata da Shark Alliance portava la firma di Carlo Petrini, presidente di Slow Food International, e di Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish .


Per saperne di più:
Parlamento europeo

Shark Alliance

Pew Environment Group



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