Slow Food Slow Food Donate Slow Food Join Us
 
 

English - Français - Italiano - Español - Deutsch

 
 
Slow Europe
 
 
 
 
Slow Europe
 

Contro le paure, tracciabilità e buon senso


Italy - 14/06/2011

«Prego Dio ogni giorno affinché non succeda nel nostro mercato, anche perché può accadere a tutti, per sfortuna o per semplice distrazione. Ma so che se capitasse a noi, io dopo un secondo saprei esattamente da che fattoria e da quale contadino proviene l’infezione, e allora mi tranquillizzo un po’». Il direttore del farmers’ market di Union Square a New York ha commentato così i fatti europei relativi alla diffusione del batterio Escherichia Coli. Nel vecchio continente si contano più di 35 decessi e milioni di euro di danni a causa dell'infezione alimentare dalle origini ancora incerte.

Questa storia di psicosi collettiva ci insegna quanto possano essere irrazionali le paure e quanto un sistema come quello attuale, che dovrebbe essere il massimo dell’avanguardia in tema di sicurezza alimentare, in realtà abbia l’effetto collaterale di fomentarle, perché in casi di emergenza rivela tutta la sua debolezza. Sono paure che si rivelano sempre in grande parte eccessive, con il torto di mettere alla gogna interi settori produttivi senza colpe. Pensiamo soltanto ai cetrioli, il cui mercato è crollato in tutta Europa dopo il primo allarme che li metteva al centro del focolaio infettivo senza che lo fossero mai stati. E magari, adesso che i maggiori indiziati sembrano dei germogli di soia tedeschi da produzione biologica, toccherà al grande e importante settore del biologico sentirsi ingiustamente nel mirino.

Stiamo per caso pensando di rinunciare a mangiare verdura nella sua stagione migliore? Il buon senso suggerirebbe che è una cosa da pazzi, perché è sufficiente lavare bene le verdure prima di consumarle e non si correrà nessun rischio. Ma la paura, si sa, è contro il buon senso. Anche se a volte può avere l’effetto paradossale di riportare le cose in un ambito più logico. Oggi in tutta Europa chi vende verdure, dal grande distributore al più piccolo mercataro, sta apponendo cartelli ed etichette per evidenziare la provenienza nazionale del prodotto. La prematura, frettolosa e terrorizzata chiusura delle frontiere a molte derrate agricole, infatti, ha avuto anche l’effetto di ri-nazionalizzare e ri-localizzare a livello regionale i consumi alimentari. Un ritorno alle origini che ci suggerisce molto sul sistema attuale di produzione e distribuzione del cibo su scale giganti, come quelle continentali o globali.

È esattamente quello che diceva il direttore del farmers’ market: se si conosce bene la provenienza del cibo, fino alle mani che lo hanno coltivato, si può capire subito se quelle mani hanno causato qualche problema, e si può porre rimedio in fretta. Nel turbinare mondiale di prodotti alimentari invece, oggi ci si mette quasi un mese a capire da dove proviene una partita contaminata, e dove è andata a finire. E nell’incertezza è quasi automatico avere paura, paura senza senso.

Carlo Petrini
Presidente di Slow Food Internazionale


Tratto da La Repubblica - 13 giugno 2011


   

Slow Food in azione

Slow Sea Land
06/08/12
Italy | Mazara del Vallo
Fisheries
Dall'8 al 10 giugno, Slow Food Italia e Regione Sicilia...

Gioco del Piacere sull'Olio
06/07/12
Italy | Luoghi vari
Consumer awareness/ education
Il Gioco del Piacere sull’Olio è giunto alla settima...

Borgoinfesta
06/01/12
Italy | Borgagne (LE)
Fisheries
Dal 1 al 3 giugno, Borgagne ospita la manifestazione...

La Valle al Bivio: cronaca di una convivenza impossibile
04/27/12
Italy | Fumane
Climate Change
"Cronaca di una convivenza impossibile. Dall'asfissia della...

 
Slow Europe
 
 
 

Slow Food - P.IVA 91008360041 - All rights reserved

Powered by blulab