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Noci e noccioline
29/11/2006 - Anita Stewart - Sloweek
La Valle di Okanagan, nel cuore della Columbia Britannica, è una delle principali regioni di frutticoltura del Nordamerica. Questa valle è riparata dalla catena montuosa nota come Monashee orientali, e il deserto di Sonora ne caratterizza la struttura della parte meridionale, con la sua artemisia, i serpenti a sonagli – per fortuna assai timidi! – e alcuni scorpioni. È questa l’area viticola desertica più settentrionale del mondo.

Nel 1862, Padre Charles Pandozy, un prete oblato, piantò i primi meli nei pressi di quella che è adesso la città principale, Kelowna. Per intere generazioni orti e frutteti si estesero a perdita d’occhio lungo i pendii battuti dal sole e ancora oggi, sebbene le potenzialità viticole della vallata siano state riconosciute in tutto il mondo, il paesaggio rimane rurale e la sua bellezza intatta. Di giorno le famiglie di quaglie svolazzano lungo le stradine di montagna, e durante la notte le stelle accendono il cielo mentre il lieve ronzio degli innaffiatoi è inframmezzato dai richiami solitari dei coyote.

Lievemente più calda della Borgogna, la Valle di Okanagan è paragonabile a quella di Sonoma, nella California settentrionale. Con il forte caldo dell’estate i livelli dello zucchero salgono rapidamente, e l’assenza totale di pioggia unita all’alto grado d’intensità della luce assicurano che gli aromi rimangano concentrati. I vigneti fioriscono: le brezze secche portano via gli insetti infestanti e tengono lontane le malattie. La regione è benedetta dai pungenti geli invernali, assolutamente perfetti per la produzione dell’ice wine (il “vino ghiacciato”), e infatti fu proprio nella Valle di Okanagan, alla fine degli anni Settanta, che venne vinificato il primo ice wine del Canada.

La storia della Gellatly Nut Farm risale a oltre un secolo fa. Oggi gli alberi avrebbero tutti bisogno di una bella potatura, molti dei cartellini di identificazione non ci sono più e i vecchi canali di irrigazione sono ricoperti di erbacce. Ma, come scrive la scrittrice locale Judie\ Steeves, “Camminando sotto questi alberi antichi e insoliti, si sente nell’aria la presenza distinta di qualcosa di magico. Proprio come accade in alcune cattedrali inglesi vecchie di secoli o tra gli enormi blocchi di pietra di Glastonbury o Stonehenge, vi è una sensazione soprannaturale del passato tra questi alberi torreggianti, coltivati lungo le rive del lago a Westbank.” Ed è proprio questa sensazione ad avere ispirato alcuni straordinari lavori botanici dei missionari.

Nel 1883, David Gellatly e sua moglie Eliza emigrarono dalla Scozia con il loro primogenito, David Jr., nelle regioni selvagge dell’Ontario settentrionale e andarono a vivere in una casetta di legno ancora da finire. Basta avere provato una volta l’asprezza di un inverno canadese per capire all’istante il motivo per cui, nel 1893, i Gellatly si siano trasferiti 3000 km più a ovest, verso la Valle di Okanagan. Da tenace imprenditore agricolo quale era, David Gellatly spedì subito un vagone di patate nelle città minerarie dei Kootenay, le prime patate ad essere mai state coltivate nella vallata e da lì esportate. Poi fece importare il vetro dall’Inghilterra per costruire delle serre (a quei tempi il vetro arrivava passando per Capo Horn) e cominciò a coltivare così tanti pomodori che gli venne affibbiato il soprannome di “The Tomato King of the Okanagan” (“Il re dei pomodori della Okanagan”).

Non stupisce dunque che nel giovane David nacque e crebbe uno spirito da agricoltore: nel 1905, egli cominciò a piantare e coltivare alberi di noci e nocciole che si sarebbero adattati al clima della Columbia Britannica e alle zone temperate del Canada. Fondò un suo vivaio personale e con il giovane fratello Jack, uno scienziato, avviò un commercio di noci e nocciole che raggiunse in seguito grande fama in diversi continenti. Era la prima fattoria del genere in Columbia Britannica, e grazie alle competenza di Jack in fatto di ibridazione, nuove varietà vennero esportate in Europa e in tutto il Nordamerica.

Dai castagni ai noci, dai noccioli heartnut ai noci butternut, nella loro piantagione di 9,88 acri i Gellatly piantarono oltre 1.000 alberi. Alle specie coltivate che Jack ibridò venne dato il suffisso di “oka” per facilitarne l’identificazione. Per esempio, il “chinoka” è un nocciolo trazelnut, cioè un incrocio tra un nocciolo turco e un nocciolo filbert.

David Jr. morì nel 1953, e Jack continuò a potare e ad occuparsi della piantagione fino al 1969, quando anch’egli venne a mancare. Con la sua morte, la passione e il sapere di interi decenni furono temporaneamente messi da parte, e proprio in quel periodo molte testimonianze vennero distrutte o andarono perse.

Nel 1984, la Gellatly Nut Farm fu nominata “Heritage site” (“luogo storico”) di Classe A, con una valutazione di 83/100 in riferimento al suo valore dal punto di vista storico, architettonico, ecologico ed economico. Vi sono degli alberi vecchi di quasi 100 anni i quali appartengono ad alcune delle specie originali usate nei primi programmi di ibridazione di Jack. Un aspetto particolarmente rilevante è rappresentato dal fatto che alcuni degli alberi che egli importò non esistono più nel loro habitat naturale. Questa magnifica piantagione comprende anche una fonte in perfette condizioni di molte delle varietà di noccioli, heartnut, trazel, filhazel e castagni.

Anche se nel 1991 un rapporto dell’Heritage Trust della Columbia Britannica sottolineò l’importanza di preservare il territorio, a causa dello stanziamento di soli 50 milioni di dollari proposti per il recupero della proprietà in riva al lago il futuro non sembrava molto roseo. In seguito, nel 1997, la proprietà venne salvata dalla vendita a qualche speculatore da un gruppo di combattivi cittadini locali, che si resero conto del suo valore naturale nel contesto sia della storia che del futuro della Columbia Britannica. Pur non essendo vecchio in termini europei, un edificio di cent’anni è una rarità nel Canada occidentale, e il vecchio fienile, che è tuttora in piedi, fu costruito nel 1905 quando venne creato il vivaio.

La scrittrice Judie Steeves, un’accesa sostenitrice delle molte battaglie combattute per la sua conservazione, ne ha fatto il resoconto seguendo da vicino la realizzazione di questo sogno e narrando le vicende delle persone che vi hanno partecipato. Nel 2000 ha raccontato della collaborazione tra il Central Okanagan Regional District e il grande numero di volontari i quali, uniti per raggiungere la somma di 50.000 dollari, si sono rivolti a tutte le associazioni locali in cerca di donazioni, hanno organizzato una grigliata nella comunità e sono arrivati persino a vendere hot dog nel parcheggio di un supermercato.

Dai grembiuli alle tovagliette, dalle torte di mele fatte in casa ai cappellini da baseball, la raccolta di fondi continua. Ed ora, nel 2005, Judie Steeves può raccontare che la Gellatly Nut Farm diventerà presto un Parco regionale e che la Gellatly Nut Farm Society è così saldamente radicata nella comunità da organizzare persino un torneo di golf. Nel 2005 la fattoria verrà aperta al pubblico per tutto il raccolto d’autunno, dal 1 settembre all’11 novembre: non potrebbe esserci un modo migliore per celebrare il suo centenario.

Quest’anno, quando ho visitato la Nut Farm, era aperta nei fine settimana e su appuntamento per i raccoglitori di noci e nocciole, i quali, quando mi soffermai ad osservarli, mi sembrarono dei bambini che partecipano a una caccia al tesoro. Con ceste e sorrisi, saltellavano sull’erba alta e bagnata per raccogliere una scorta per l’inverno di noci e nocciole, le quali hanno molto da raccontare sulla storia del Canada. Che persone fortunate!

Per avere informazioni più recenti e un aggiornamento sulla situazione del progetto del parco, si visiti:
www.gellatlynutfarm.ca

Anita Stewart è una gastronoma e agronoma professionale onoraria. Vive e scrive dalla sua casa di Elora, Ontario, Canada.

Traduzione di Luisa Balacco

 
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